Omicidio Sharon Verzeni, l’ultima udienza: la difesa contesta prove e tempistiche

L’ultima udienza per Moussa Sangare nell’omicidio di Sharon Verzeni: difesa contesta prove e tempistiche, la sentenza è in discussione.

Omicidio Sharon Verzeni, l’ultima udienza: la difesa contesta prove e tempistiche
Omicidio Sharon Verzeni, l’ultima udienza: la difesa contesta prove e tempistiche

La sentenza per Moussa Sangare nell’omicidio di Sharon Verzeni è in discussione dopo l’ultima udienza al Tribunale di Bergamo. L’imputato, accusato di aver ucciso la barista di 33 anni la sera del 29 luglio 2024, è presente in aula insieme al suo avvocato Tiziana Bacicca. La difesa ha presentato una memoria in cui ha contestato le prove e la ricostruzione del delitto, mentre il pm Emanuele Marchisio ha ribadito la sua posizione, sostenendo che i dati raccolti sono inconfutabili.

Prove e contestazioni

L’avvocata Bacicca ha sottolineato l’assenza di tracce di sangue sul coltello e nell’appartamento in cui Sangare è entrato dalla finestra. “Non vi è alcuna prova certa a carico di Moussa Sangare del suo coinvolgimento”, ha affermato. La difesa ha anche contestato la tempistica della ricostruzione del delitto, sostenendo che l’aggressione potrebbe essere avvenuta in due momenti diversi. “Non è inverosimile che il soggetto che l’ha uccisa possa essere uscito da una di quelle case”, ha aggiunto.

La difesa ha messo in dubbio la validità delle prove e la ricostruzione del delitto.

La perizia medica e le ferite

La difesa ha anche sollevato dubbi sulla perizia medica legale, sottolineando aspetti non chiari, come l’altezza dell’omicida. Per l’avvocata, la ferita che ha portato all’emorragia mortale per Sharon potrebbe essere stata causata da un’altra persona. “Il delitto potrebbe essere avvenuto in due momenti diversi”, ha spiegato Bacicca, riferendosi a una vicina che ha visto Sharon barcollare e chiamare il 112 dopo essere stata colpita.

Il pm Marchisio ha ribattuto, sottolineando che le telecamere hanno registrato un’unica figura in bicicletta a 32-33 km/h, che coincide con Sangare. “Le ferite sul corpo di Sharon, cinque di cui quattro mortali, ci descrivono tecnicamente il fatto in modo perfettamente corrispondente con quanto dice lui”, ha affermato. L’imputato, che aveva ritrattato la sua confessione, è stato definito “reo confesso”.

La sentenza e le famiglie in aula

Dopo le dichiarazioni del pm, è toccato al legale della famiglia Verzeni, Lugi Scudieri, che ha espresso la sua convinzione sulla colpevolezza di Sangare. “Non è rimasto più alcun dubbio né sulla colpevolezza di Moussa Sangare, né nella ricostruzione della vicenda”, ha detto. Scudieri ha anche sottolineato l’importanza del Dna trovato sulla bicicletta di Sangare, che ha spiegato come non possa essere contaminato.

Le famiglie di Sharon Verzeni, tra cui il fidanzato Sergio Ruocco, sono presenti in aula come sempre. La difesa di Sangare ha chiesto l’assoluzione per non aver commesso il fatto, mentre il pm ha ribadito la sua richiesta di ergastolo. La Corte d’assise di Bergamo si è riunita in camera di consiglio intorno alle 12.45 per decidere la sentenza.

  • Sharon Verzeni è stata uccisa il 29 luglio 2024 a Terno d’Isola.
  • Moussa Sangare è accusato di averla uccisa con un coltello.
  • La difesa ha contestato le prove e la ricostruzione del delitto.
  • Il pm ha sottolineato l’inconfutabilità dei dati raccolti.
  • La sentenza è in discussione e potrebbe essere annunciata in breve.