Opel Zafira a metano: un’alternativa sostenibile già nel 2001
Opel presentò nel 2001 la Zafira a metano, con 7 posti e 500 km di autonomia, anticipando soluzioni alternative.

Nel 2001, Opel presentò la Zafira a metano, un’alternativa sostenibile per famiglie e professionisti, con 7 posti e un’autonomia totale di circa 500 km. La vettura, denominata EcoM in Italia, fu progettata per funzionare principalmente a gas naturale, con un motore quattro cilindri ECOTEC 1.6 16 valvole, potenza di 97 CV e coppia massima di 140 Nm. La soluzione fu una risposta tecnica originale a un mercato allora dominato da benzina e turbodiesel, anticipando le sfide della mobilità sostenibile. La Zafira a metano rappresenta un capitolo significativo nell’evoluzione delle alimentazioni alternative, con un’efficienza e una riduzione delle emissioni di CO₂ del 30% rispetto a un modello a benzina.
Un’alternativa economica e sostenibile
Il metano, allora decisamente più economico rispetto a benzina e gasolio, offriva ai clienti un modo concreto per ridurre i costi di utilizzo senza modificare radicalmente le abitudini di guida. La Zafira EcoM dimostrava che i serbatoi del gas potevano essere integrati senza compromettere la capacità dell’abitacolo, un aspetto cruciale per una vettura familiare. La presenza del carburante tradizionale aveva soprattutto una funzione di emergenza, permettendo di proseguire il viaggio quando non era disponibile una stazione di rifornimento.
La vettura era sviluppata come vettura prevalentemente monovalente, con un motore ottimizzato per sfruttare le caratteristiche del metano.
Il progetto partì dalla prima generazione di Opel Zafira, uno dei modelli che contribuì a diffondere in Europa la formula della monovolume compatta. Il sistema Flex7 permetteva di riconfigurare i sedili e di passare rapidamente da una configurazione a sette posti a una maggiore capacità di carico. Anche nella variante a metano questa caratteristica rimaneva disponibile, grazie alla posizione dei serbatoi sotto il pianale. La scelta progettuale fu resa possibile anche dalla configurazione delle sospensioni posteriori, sufficientemente compatta da lasciare lo spazio necessario per installare quattro serbatoi pressurizzati.
Un progetto tecnico innovativo
Le bombole, fissate a una struttura tubolare in acciaio, potevano contenere complessivamente 19 kg di metano a 200 bar. La limitata differenza rispetto al motore di origine era uno degli aspetti più rilevanti del progetto. Le vetture a gas dell’epoca erano spesso associate a prestazioni inferiori e a una risposta meno brillante. Opel cercò invece di mantenere caratteristiche di marcia vicine a quelle della versione a benzina, sfruttando l’elevato potere antidetonante del metano.
Il gas naturale dispone infatti di un numero di ottano indicato in circa 130, sensibilmente superiore ai 95 ottani della benzina.
Questa proprietà consentì di adottare un rapporto di compressione di 12,5:1, aumentando l’efficienza della combustione e compensando in parte il minore contenuto energetico volumetrico del carburante. La Zafira EcoM offriva costi chilometrici più contenuti, particolarmente interessanti per famiglie, professionisti e utilizzatori con percorrenze elevate. Il vantaggio economico dipendeva dal prezzo del metano, allora decisamente inferiore rispetto a benzina e gasolio, ma anche dalla buona efficienza ottenuta attraverso l’ottimizzazione del propulsore. Sul piano ambientale, la monovolume dichiarava emissioni di anidride carbonica inferiori del 30% rispetto a un equivalente modello a benzina. Anche le emissioni di monossido di carbonio e ossidi di azoto risultavano contenute. La vettura rispettava già i limiti della normativa Euro 4, che sarebbe diventata obbligatoria soltanto nel 2005: un anticipo importante in una fase nella quale i costruttori europei stavano iniziando a investire con maggiore decisione nella riduzione degli inquinanti.
