La “prova della lavatrice” mette in discussione le sentenze della strage di Erba
Nuova pista sulla strage di Erba: la lavatrice e i consumi elettrici potrebbero cambiare il destino dei coniugi condannati

La strage di Erba, avvenuta il 11 dicembre 2006, potrebbe tornare al centro del dibattito giudiziario grazie a una nuova pista emersa da un servizio de *Le Iene*. La “prova della lavatrice” – un dettaglio tecnico rimasto nell’ombra per anni – potrebbe rappresentare un elemento chiave per sostenere una nuova richiesta di revisione del processo che ha condannato in via definitiva Olindo Romano e Rosa Bazzi. La nuova ipotesi, basata sui tabulati dei consumi elettrici dell’abitazione dei coniugi, mette in discussione gli orari stabiliti dalle sentenze.
Un picco di corrente che non si spiega
Secondo quanto rivelato nella nuova puntata de *Le Iene*, i dati registrati da Enel mostrano un picco anomalo di consumo elettrico alle 21.45. Gli esperti universitari consultati dalla trasmissione hanno ritenuto che tale picco potesse essere compatibile con l’accensione della lavatrice presente nell’appartamento dei coniugi Romano. Si tratta di un modello Rex privo di avvio programmato, il che significa che l’elettrodomestico poteva essere azionato solo manualmente e direttamente da chi si trovava in casa in quel momento.
La prova pratica effettuata dagli autori del servizio ha confermato che i consumi elettrici registrati nei dati Enel sono sovrapponibili a quelli ottenuti utilizzando lo stesso modello di lavatrice. Questo elemento potrebbe rappresentare un punto di forza per la difesa, che cerca di dimostrare che i coniugi non erano al McDonald’s di Como alle 21.45, come attestato dalle sentenze.
La lavatrice potrebbe aver reso impossibile la presenza dei coniugi al fast food.
Testimoni e dubbi sullo scontrino
La pista della lavatrice si aggiunge a quelle emerse da testimoni che avrebbero visto Olindo Romano e Rosa Bazzi nel cortile di via Diaz intorno alle 21.30. Due di loro, secondo quanto riferito, non sarebbero mai stati ascoltati dagli investigatori. Anche Carlo Castagna, sopravvissuto che perse moglie, figlia e nipote nella strage, raccontò di aver incrociato Olindo quella sera.
Restano però i dubbi sullo scontrino del McDonald’s di Como: la difesa sottolinea da tempo l’assenza di un verbale contestuale di sequestro e il fatto che Olindo Romano non avrebbe mai riconosciuto quel documento come proprio. La “prova della lavatrice” potrebbe ora diventare un elemento cruciale per sostenere una nuova richiesta di revisione del processo, un passo che potrebbe aprire nuove possibilità per i coniugi condannati.
Un dettaglio tecnico potrebbe cambiare il destino giudiziario di due coniugi.
La nuova ricostruzione, quindi, collocherebbe Olindo e Rosa già nella loro abitazione poco prima delle 22, mettendo in dubbio la versione degli orari fornita in sede di processo. Un dettaglio tecnico, rimasto nell’ombra per anni, che potrebbe tornare al centro del dibattito giudiziario e mediatico su uno dei delitti più discussi della cronaca italiana.
