La rabbia cresce in Francia: il caro vita alimenta la protesta dei gilet gialli
La Francia vive un momento di forte tensione sociale per il caro vita, con proteste e mobilitazioni in aumento.
La Francia vive un momento di forte tensione sociale, alimentata dal caro vita e dal rincaro dei carburanti. La gente si ribella, inneggia ai gilet gialli e prepara il terreno per la grande mobilitazione del 17 ottobre. Il movimento, che ha visto un aumento del 18% rispetto a un sondaggio precedente, vede l’88% dei francesi credere che il movimento del 2018 possa rinascere. La protesta, che ha visto blocchi a raffinerie e distributori, manifestazioni di portuali e agricoltori, e soprattutto di semplici cittadini, si estende in tutta la Francia, con studenti e sindacati che chiedono risposte concrete al governo.
La protesta si fa sentire
La rabbia sociale, alimentata dal caro vita, si fa sentire in ogni angolo del Paese. A Nizza e Cagnes Sud Mer, la polizia ha lanciato gas lacrimogeni, causando alcuni feriti leggeri. A Saint-Denis, il sindaco Bally Bagayoko, rappresentante de La France Insoumise, ha incoraggiato gli studenti e ha cantato la Marsigliese per manifestare il suo sostegno alla protesta. La tensione cresce anche a Lille e in altre città, dove sono stati dati alle fiamme cassonetti e si registrano scontri tra polizia e studenti. La protesta ha coinvolto circa 180 istituti scolastici in Francia, con quaranta licei completamente bloccati e altri 44 in corso di occupazione. In totale, sono 316 gli istituti che segnalano disordini per la protesta degli studenti. A Parigi, la tensione si fa sentire davanti a uno dei 10 istituti occupati, il liceo Condorcet, dove gli studenti hanno esposto una bandiera palestinese.
Il governo non risponde
Il governo francese sente la rabbia montare, ma non ha soldi e sembra non avere la capacità di trovare soluzioni innovative. Mercoledì sera il premier Sebastien Lecornu ha annunciato la proroga degli aiuti fino a dicembre ad agricoltori, ai pescatori e ad alcuni percettori a basso reddito. Ma sembra essere troppo poco per placare la rabbia della gente. La popolarità di Macron è ai minimi, in calo di 7 punti rispetto a giugno. Odoxa, il 75% dei francesi non ritiene sufficienti le misure contro il caro carburanti.
La protesta non si ferma e chiede risposte concrete. Lo sciopero generale del settore pubblico, promosso dai sindacati in 170 città contro il calo del potere d’acquisto, è stato il primo segnale. La segretaria del sindacato della Cgt, Sophie Binet, ha lanciato un allarme al governo: bisogna rispondere alle rivendicazioni e cambiare il progetto di bilancio, che è pericoloso per il Paese e ci sta facendo correre a 200 km/h contro il muro della recessione.
Nonostante la protesta, le aziende del settore energetico continuano a fare affari. TotalEnergies, il più grande raffinatore europeo, ha registrato un utile netto rettificato di 6 miliardi di dollari nel secondo trimestre dell’anno, un dato in crescita del 12% rispetto ai tre mesi precedenti. L’azienda ha anche annunciato di alzare il suo dividendo di oltre il 5% all’anno fino al 2030 e di incrementare i riacquisti di azioni per i prossimi due trimestri. Se tagli ai prezzi ci sono, sono volontari.
