Reddito di cittadinanza: 46 milioni di euro a ex boss, terroristi e condannati in carcere

Il Reddito di cittadinanza ha versato 46 milioni di euro a ex boss, terroristi e condannati in carcere, rivelando limiti nei controlli.

Carcerati e ex boss ricevono il reddito di cittadinanza, 46 milioni di euro di indebito
Carcerati e ex boss ricevono il reddito di cittadinanza, 46 milioni di euro di indebito

Il Reddito di cittadinanza, iniziativa voluta dal Movimento 5 Stelle e nata nel 2019, ha rivelato un paradigma inquietante: 46 milioni di euro sono stati versati a persone con pesanti storie giudiziarie, tra cui ex boss, terroristi e condannati in carcere. L’Inps ha quantificato il potenziale indebito, individuando 5.767 beneficiari con condanne o detenzioni non dichiarate. L’istituto ha confermato che i controlli sulle annualità pregresse sono stati completati nel luglio 2025, ma i nomi dei beneficiari restano protetti per motivi di privacy.

Controlli in ritardo, soldi in mano

Le verifiche sull’annualità pregressa sono state effettuate in una fase successiva rispetto ai controlli operativi dal 2022, quando si erogavano i benefici. Questo ha permesso a migliaia di beneficiari di ricevere il sussidio prima che venissero intercettate le loro condanne o detenzioni. L’Inps ha spiegato che l’incrocio delle banche dati è stato completato solo nel 2025, dopo anni di erogazione senza verifiche tempestive. Il risultato è un quadro di 2.196 soggetti con stato detentivo non dichiarato e 3.571 con condanne pregresse non dichiarate.

La geografia del fenomeno è concentrata in Campania, Sicilia, Puglia e Calabria, dove più di otto casi su dieci sono registrati. Tra i beneficiari ci sono personaggi con biografie giudiziarie ingombranti, come Antonio Pezzella, affiliato al clan Amato-Pagano e latitante per anni, e Gaetano Bandiera, già condannato a oltre 13 anni. Anche Domenico Tramontana, condannato a 5 anni e 4 mesi per traffico di droga, ha ricevuto il Reddito di cittadinanza nonostante le sue condanne.

Il sistema ha permesso a persone con passato criminale di beneficiare del sussidio.

Un sistema in cui la legge ha permesso l’accesso

Il caso di Pietro Maso, condannato a 30 anni per l’omicidio dei genitori nel 1991, ha rivelato come alcune condanne non impedissero l’accesso al beneficio. Anche Raimondo Etro, ex terrorista delle BR, ha dichiarato di aver ricevuto il Reddito di cittadinanza grazie a una legge del governo. Questi casi dimostrano come la legge, pur intesa a garantire l’aiuto a chi ne ha bisogno, abbia permesso a persone con passato criminale di beneficiarne. L’Inps ha dichiarato di non poter fornire l’elenco dei beneficiari né i dettagli dei reati, richiamando la disciplina sulla protezione dei dati personali. Tuttavia, la riservatezza non può diventare un sipario per il denaro pubblico. L’istituto ha espresso disponibilità a valutare ulteriori richieste di dati aggregati compatibili con la protezione dei dati personali e con la trasparenza amministrativa.

Il recupero dei 46 milioni di euro resterà un tema cruciale per il futuro del programma.

Ora che il controllo sulle annualità pregresse è concluso e le segnalazioni sono state inviate all’autorità giudiziaria, i nominativi dei 5.767 furbetti potrebbero chiarire come sia stato possibile che il sistema li individuasse solo dopo e dove siano finiti i soldi. Quarantasei milioni di euro. Un numero che rappresenta non solo un indebito, ma anche un fallimento del sistema di controllo originario. L’Inps ha riconosciuto i limiti della macchina dei controlli, ma il recupero dei fondi resterà un tema cruciale per il futuro del programma.