Saldo 2025 e acconto 2026 al 20 agosto: chi deve pagare e chi no
Ultima scadenza per saldo e acconto 2025/2026 con maggiorazione 0,80%. Chi è interessato e come calcolare i costi.

Entro il 20 agosto 2026 scade l’ultima possibilità per versare il saldo delle imposte 2025 e il primo acconto 2026, con una maggiorazione dello 0,80% a titolo di interesse corrispettivo. La proroga, introdotta dal decreto legge 89/2026, è rivolta a un gruppo specifico di contribuenti, tra cui quelli in regime ISA, forfettari e minimi. Chi non ha versato entro il 20 luglio può ancora pagare, ma dovrà affrontare un costo aggiuntivo. La scadenza non riguarda i dipendenti né i pensionati, ma solo i soggetti che beneficiano della proroga estiva. La maggiorazione dello 0,80% è il doppio del consueto 0,40% applicato negli anni precedenti, e si applica sull’intero importo versato entro il 20 agosto, non solo sulla quota differita.
Chi è interessato alla proroga e come calcolare i costi
La proroga del pagamento è prevista per i contribuenti che esercitano attività economiche per le quali sono stati approvati gli ISA, i contribuenti in regime forfettario, i minimi e i soci e collaboratori di società in regime di trasparenza fiscale. Per chi non ha versato entro il 20 luglio, la normativa prevede una seconda possibilità, ma con un costo aggiuntivo. Su un debito di 5.000 euro, ad esempio, lo 0,80% si traduce in 40 euro aggiuntivi, per un totale di 5.040 euro. Su importi elevati, il costo del differimento diventa quindi tutt’altro che trascurabile e va valutato rispetto alla liquidità disponibile.
La proroga è prevista per il saldo IRPEF 2025 e il primo acconto 2026, nonché per l’IRAP e l’IVA risultanti dalle dichiarazioni. Rientrano nel beneficio anche i contributi previdenziali INPS dovuti da artigiani, commercianti e iscritti alla Gestione separata, quando il termine coincide con quello del saldo e dell’acconto delle imposte sui redditi. Chi non rientra nel perimetro del decreto non deve guardare al 20 agosto, ma alle scadenze che lo riguardano. La proroga non si applica ai lavoratori dipendenti, ai pensionati e ai soggetti non ISA, come le imprese con ricavi superiori alla soglia di legge.
Le condizioni per rientrare nella proroga
La proroga è prevista per i contribuenti che esercitano attività economiche per le quali sono stati approvati gli ISA, i contribuenti in regime forfettario, i minimi e i soci e collaboratori di società in regime di trasparenza fiscale. Chi non ha versato entro il 20 luglio può pagare fino al 20 agosto, ma dovrà affrontare una maggiorazione dello 0,80%. La proroga è stata introdotta dal decreto legge 89/2026, pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 22 maggio e entrato in vigore il giorno successivo. Il termine originale era il 30 giugno, ma è stato differito al 20 luglio senza alcuna maggiorazione. Chi ha versato entro il 20 luglio ha quindi pagato l’importo senza costi aggiuntivi.
Chi non riesce a pagare neppure entro il 20 agosto può regolarizzare la propria posizione tramite ravvedimento operoso, versando quanto dovuto insieme a una sanzione ridotta e agli interessi legali maturati. Il costo, in questo caso, cresce ulteriormente rispetto alla semplice maggiorazione dello 0,80%. Per i contribuenti ammessi alla proroga, dunque, il 20 agosto è la vera data-limite dell’estate: pagare entro quel giorno con lo 0,80% resta l’opzione meno onerosa per chi non ha versato a luglio.
Prima di scegliere questa strada conviene quindi verificare con il proprio consulente il piano e il calendario dei versamenti. La rateizzazione dopo la proroga è un’opzione disponibile, ma va ricordato che chi avvia il piano di rateazione ad agosto applica la maggiorazione dello 0,80% sull’intero importo dovuto e non sulla sola prima rata. Le rate successive alla prima sono inoltre gravate dagli interessi di rateizzazione previsti dalla normativa.
