Stefano Cucchi, 16 anni dopo. L’ultimo aggiornamento sull’indagine e le battaglie della sorella
Un aggiornamento sull’indagine su Stefano Cucchi, 16 anni dopo la sua morte e le nuove perizie.

Il 20 ottobre 2025, 16 anni dopo la morte di Stefano Cucchi, si registrano nuovi sviluppi nell’indagine che ha segnato la sua vita e la sua tragica fine. La sorella, Ilaria Cucchi, continua a combattere per la verità, mentre i carabinieri coinvolti nell’episodio vengono nuovamente indagati. L’ultimo aggiornamento, pubblicato il 7 aprile 2025, conferma che la Procura di Roma ha riaperto un’indagine a seguito di dichiarazioni di un ex carabiniere, Riccardo Casamassima, che ha rivelato di aver ricevuto minacce durante il processo d’appello.
Un processo non concluso
Il processo ai carabinieri non è ancora terminato. A settembre 2015, la Procura di Roma ha deciso di riaprire l’indagine, grazie al racconto di Casamassima, che ha sostenuto che le minacce potessero provenire da uno o più ex colleghi coinvolti nella vicenda. Il pm Giovanni Musarò ha accolto la sua testimonianza e ha avviato nuove indagini. Tra i fatti emersi, si è scoperto che Stefano Cucchi, dopo la perquisizione in casa, non era stato riportato nella stazione Roma Appia, ma era stato portato nella caserma Roma Casilina da Alessio Di Bernardo, Raffaele D’Alessandro e Francesco Tedesco, dove è stato picchiato.
Le nuove perizie hanno rivelato un nesso tra pestaggio e decesso. Una nuova perizia sulle cause di morte è stata disposta e i risultati sono stati depositati a ottobre 2016. Secondo l’esito, la morte di Stefano Cucchi sarebbe dovuta a un globo vescicale causato da una frattura della vertebra sacrale, derivante dal pestaggio da parte dei carabinieri. Tuttavia, i periti hanno successivamente escluso l’epilessia come causa del decesso, chiarendo che senza il pestaggio, il giovane non sarebbe morto.
La battaglia continua
La battaglia di Ilaria Cucchi non si è mai fermata. Dopo 16 anni, la sua voce è ancora presente, richiamando l’attenzione su un caso che ha scosso l’opinione pubblica e ha portato a nuove indagini. La sorella ha sempre sostenuto che i carabinieri coinvolti nell’episodio non hanno mai ricevuto una giusta risposta e che la verità non è ancora pienamente emersa. La sua determinazione è un simbolo di resistenza e di speranza per chi ha perso un fratello, un figlio o un amico.
La verità non è ancora completa, ma la lotta continua. Il caso di Stefano Cucchi rimane un esempio di come la giustizia possa essere lenta, ma non mai impossibile. La sua storia continua a essere raccontata, non solo per ricordare un episodio triste, ma per spingere a una maggiore trasparenza e responsabilità in ogni ambito della vita pubblica.
