Strage di Ustica, indagini riaperte: la verità si avvicina

Nuove indagini sulla strage di Ustica dopo la revoca dell’archiviazione. La Francia si dimostra disponibile a collaborare.

La strage di Ustica, avvenuta il 27 giugno 1980 quando il DC-9 Itavia precipitò nel mar Tirreno causando la morte di 81 persone, ha visto oggi un passo avanti nella ricerca della verità. Il gip di Roma, Livio Sabatini, ha deciso di revocare la richiesta di archiviazione delle indagini, permettendo così la riapertura delle indagini. Questa decisione, annunciata oggi, è arrivata grazie alla disponibilità della Francia a fornire la documentazione relativa al caso, un passo che ha suscitato soddisfazione tra le famiglie delle vittime e i rappresentanti delle associazioni che hanno sempre chiesto una risposta.

La decisione del gip e la collaborazione francese

Il gip Sabatini ha espresso il suo parere considerando l’istanza di restituzione degli atti formulata dal pubblico ministero e l’assenza di ulteriori richieste al gip. L’ordinanza del giudice ha confermato che la revoca della richiesta di archiviazione è la soluzione più ragionevole, favorendo un approfondimento investigativo celere. La disponibilità della Francia a trasferire la documentazione relativa alla strage, comunicata attraverso una nota verbale del 14 settembre scorso, ha giocato un ruolo chiave nella decisione. L’ambasciata francese ha dichiarato di aver sempre risposto a ogni richiesta italiana, e la novità principale è il versamento agli archivi di Stato italiani della documentazione già fornita agli inquirenti nel 1981-1994.

“Apprendiamo con viva soddisfazione la decisione di accogliere la revoca della richiesta di archiviazione delle indagini sulla strage di Ustica, che va nella direzione che abbiamo auspicato per primi”, ha affermato Giuliana Cavazza, presidente dell’Associazione per la verità sul disastro aereo di Ustica (Avdau). L’associazione, attraverso gli avvocati Ugo Biagianti e Gregorio Equizi, ha depositato migliaia di pagine di documenti e richieste di acquisizione di fonti di prova, sottolineando l’importanza di non trascurare l’esplosione di un ordigno a bordo del DC-9 Itavia, definita unica tecnicamente sostenibile dal collegio peritale Misiti.

Le famiglie e le associazioni attendono la verità

“Riteniamo che questo possa avvenire più facilmente se si abbandoneranno i pregiudizi che hanno segnato le passate indagini, che sugli autori della strage si sono concluse due volte con la richiesta di archiviazione per essere rimasti ignoti gli autori del fatto”, ha concluso Cavazza. L’Avdau auspica che il pubblico ministero possa cogliere la nuova disponibilità per esplorare gli aspetti e le piste trascurate per quasi mezzo secolo. “Non è mai escluso – risponde l’ex presidente della Commissione Stragi – che col tempo possano emergere nuovi elementi, lacerti di verità, che consentano di fare chiarezza su quella tragedia”. Giovanni Pellegrino, ex presidente della Commissione Stragi, ha espresso la sua opinione sulla disponibilità della Francia. “E’ probabile che quelle carte non dimostrino la responsabilità francese – osserva Pellegrino – Se la Francia fa uscire documenti, che prima non erano conosciuti, ciò fa pensare che quei documenti non dimostrino la sua responsabilità.”

Il legale Daniele Osnato, che rappresenta parte civile, ha espresso la sua soddisfazione per la decisione del gip, ma ha anche espresso preoccupazione per la nebulosità delle risposte precedenti da parte della Francia e di altri Paesi coinvolti. “Ci auguriamo, però, che gli sforzi profusi alla ricerca della verità non siano ancora una volta mortificati dalla nebulosità delle risposte precedentemente attuate”, ha affermato. L’avvocato Gregorio Equizi ha sottolineato l’importanza di esplorare la pista terroristica, mai seriamente esplorata, dell’esplosione di una bomba a bordo, come avvenne sul volo PanAm esploso su Lockerbie.

“Riteniamo che questo possa avvenire più facilmente se si abbandoneranno i pregiudizi che hanno segnato le passate indagini, che sugli autori della strage si sono concluse due volte con la richiesta di archiviazione per essere rimasti ignoti gli autori del fatto”, ha concluso Cavazza. L’Avdau auspica che il pubblico ministero possa cogliere la nuova disponibilità per esplorare gli aspetti e le piste trascurate per quasi mezzo secolo.