Il suono perduto degli strumenti antichi si riprende con la tecnologia

Ricerca scientifica e tecnologie innovative permettono di ricostruire il suono degli strumenti musicali antichi, salvaguardando i reperti originali.

Un artigiano suona un flauto ricostruito da un modello 3D, mentre un ricercatore osserva i dati di scansione
Un artigiano suona un flauto ricostruito da un modello 3D, mentre un ricercatore osserva i dati di scansione

Il suono degli strumenti musicali antichi, una volta perduto, sta ritrovando voce grazie a nuove tecnologie e metodi di ricerca. Per decenni, gli esperti hanno tentato di suonare gli strumenti che sono arrivati fino a noi, ma i risultati erano spesso deludenti. Oggi, grazie a innovazioni come la scansione 3D e la tomografia a raggi X, è possibile ricostruire il suono originale senza danneggiare i reperti. A Boston, un gruppo di ricercatori del MIT e del Museum of Fine Arts (MFA) ha sviluppato un metodo che permette di produrre copie suonabili di strumenti antichi, senza toccare gli originali.

La tecnologia al servizio del restauro

Il MFA, che ha iniziato a raccogliere strumenti musicali nel 1917, oggi conserva poco più di 1.450 reperti provenienti da sei continenti, il più antico dei quali risale al 1550 avanti Cristo. Per poter suonare gli strumenti senza rischi, i ricercatori hanno sviluppato un processo che inizia con la scansione digitale dell’oggetto originale. Questo permette di creare un modello 3D, che può essere stampato in modo da produrre una copia suonabile. Il ricercatore Benjamin Sabatini e il professore Mark Rau hanno proposto l’uso di una macchina per TAC, simile a quella utilizzata in medicina, per ottenere immagini interne degli strumenti.

Le campane di bronzo sono troppo pesanti e preziose per essere testate direttamente, ma i ricercatori usano modelli al computer per calcolare come si propagano le vibrazioni. Questo approccio ha permesso di ricostruire il suono di strumenti come le campane del marchese Yi, ritrovate in una tomba a Suizhou nel 1978. Ogni campana produce due note diverse a seconda che venga colpita al centro o di lato, ma le campane sono troppo grandi e troppo preziose perché si possa fare sopra degli esperimenti. I ricercatori hanno quindi lavorato su un modello al computer, dividendo l’oggetto in migliaia di piccole porzioni e calcolando come si propagano le vibrazioni.

Ricostruire il suono perduto

Il processo richiede una combinazione di tecnologia e conoscenza musicale. Gli scanner di superficie registrano solo la forma esterna, ma per comprendere il suono di un flauto o di una tromba, è necessario ricostruire le cavità interne. Jared Katz, curatore degli strumenti musicali del MFA, ha spiegato che, partendo dai fori visibili e dalle proporzioni dell’oggetto, è possibile dedurre la struttura interna. Il primo risultato di questa ricerca è stato un fischietto della cultura Paracas, suonato in pubblico nel novembre del 2025. L’obiettivo è arrivare a cento strumenti ricostruiti, con l’intenzione di estendere il lavoro anche agli strumenti in legno, come i violini.

Questo lavoro non è nuovo: negli ultimi anni, diversi musei e istituti di ricerca hanno sviluppato soluzioni simili. Fra il 2016 e il 2018, un progetto dell’Università del Kent ha ricostruito strumenti dell’antico Egitto, tra cui flauti di Pan e nacchere di legno. Il progetto più ambizioso è stato il European Music Archaeology Project, finanziato con quattro milioni di euro, che ha ricostruito strumenti come il carnyx gallico, il corno di Loughnashade e l’organetto romano. Questi esperimenti hanno dimostrato che la tecnologia può aiutare a recuperare il suono perduto del passato, senza compromettere i reperti originali.

La ricerca continua, con nuove sfide e opportunità, e i ricercatori sperano di estendere il loro lavoro anche agli strumenti in legno. A Suizhou, in Cina, i ricercatori stanno studiando le campane di bronzo del marchese Yi, che pesano oltre duecento chili e non possono essere testate direttamente. Con modelli al computer, sono in grado di calcolare come si propagano le vibrazioni e quindi come suonano. Questi progressi rappresentano un passo avanti nella comprensione del suono antico, un tema che ha affascinato musicologi, archeologi e tecnologi per decenni.