Transizione energetica globale potrebbe causare conflitti e migrazioni, avvertono esperti

La transizione energetica globale potrebbe causare conflitti e migrazioni, avvertono esperti.

Due uomini camminano accanto a fiamme di gas di una compagnia petrolifera in Nigeria
Due uomini camminano accanto a fiamme di gas di una compagnia petrolifera in Nigeria

La transizione globale verso fonti di energia non fossili potrebbe portare a conflitti e migrazioni in paesi come Nigeria e Algeria, avvertono esperti. La ricerca indica che, senza interventi urgenti da parte dei governi, l’abbandono dell’uso del petrolio potrebbe causare instabilità economica, tensioni sociali e spostamenti di popolazione. Paesi che dipendono fortemente dai ricavi del petrolio, come Algeria e Nigeria, rischiano di subire un calo drastico delle entrate, con conseguenze gravi per la loro capacità di fornire servizi pubblici. La transizione energetica, se non gestita con attenzione, potrebbe diventare una fonte di instabilità a livello globale.

Conflitti e migrazioni in vista

Secondo un rapporto del think tank E3G, la riduzione del consumo di petrolio in molti paesi, dovuta all’aumento dell’energia rinnovabile e all’effetto della guerra in Iran, ha già ridotto la domanda globale. Tuttavia, il calo delle entrate derivanti dal petrolio potrebbe portare a crisi fiscali nazionali, che si trasformeranno in problemi di sicurezza. In Algeria, ad esempio, si prevede un calo del 87% delle entrate da petrolio, mentre in Nigeria il calo potrebbe superare il 60%. Questi numeri mettono in evidenza il rischio di instabilità sociale e migrazioni forzate.

La transizione non può essere lenta, ha detto Maria Pastukhova, coautrice del rapporto. “Una transizione lenta ma caotica può essere altrettanto destabilizzante, forse anche di più, di una transizione rapida.” L’esperta ha sottolineato che i paesi produttori di petrolio, specialmente quelli a costi elevati, saranno i primi a sentirne gli effetti. La transizione energetica, se non gestita in modo coordinato, potrebbe diventare un rischio globale per la sicurezza.

La fragilità dei produttori

“I governi non sono preparati per questi scenari”, ha aggiunto Beth Walker, coautrice del rapporto. “La transizione diventa più rischiosa quando i produttori di petrolio si adeguano da soli e i mercati si gestiscono autonomamente. La fragilità dei produttori diventa un rischio per la sicurezza globale.” La ricerca ha anche messo in guardia contro i rischi di conflitti in paesi come Iraq e Libia, con conseguenze per la stabilità regionale e europea. La transizione energetica, se non gestita con attenzione, potrebbe portare a una serie di crisi nazionali che si trasformeranno in problemi di sicurezza a livello internazionale.

Per affrontare questa sfida, è necessario un coordinamento tra paesi consumatori e produttori, con un approccio integrato che coinvolga politiche di sviluppo, sicurezza economica e clima. L’esperto Bob Ward ha sottolineato che molti paesi produttori non hanno ancora riconosciuto l’ampiezza e la velocità del calo della domanda e dell’offerta di petrolio. La transizione energetica richiede una strategia globale, con un’azione congiunta tra governi, istituzioni internazionali e settore privato per mitigare i rischi e garantire una transizione equilibrata. La transizione deve coinvolgere tutti i settori, ha concluso Pastukhova. “L’adattamento non deve limitarsi alle politiche di sviluppo o al clima, ma deve diventare parte della politica estera e della sicurezza economica.” L’E3G ha sottolineato che la transizione energetica richiede un’azione congiunta, con un’azione congiunta tra istituzioni come il Fondo Monetario Internazionale, la Banca Mondiale e il settore privato per mitigare i rischi e garantire una transizione equilibrata.