Tre ex dipendenti dell’Inail condannati a risarcire 322mila euro per uso illegale dei fondi
Tre ex dipendenti dell’Inail condannati a risarcire 322mila euro per uso illegale dei fondi

La Corte dei Conti ha reso definitive le condanne per tre ex dipendenti dell’Inail, che dovranno risarcire l’ente pubblico più di 322mila euro. L’episodio, che risale a oltre sedici anni fa, ha visto l’emergere di un sistema di frode che ha sfruttato i fondi dell’istituto per arredare e ristrutturare case di dipendenti e parenti. La sentenza, emessa dalla seconda sezione d’appello, conferma le condanne di primo grado per Giuseppe P. e Maurizio D.C., mentre il terzo imputato, G.L., è stato dichiarato contumace.
Un sistema di frode che coinvolge tre addetti amministrativi
Gli approfondimenti investigativi hanno rivelato un vero e proprio sistema che coinvolge tre addetti amministrativi dell’Ufficio attività strumentali, sezione che si occupa della gestione delle pratiche interne relative all’approvvigionamento e alla manutenzione degli immobili di proprietà dell’Inail. Due di loro, stando alle indagini, avrebbero stretto un patto con alcune ditte per incrementare di proposito l’ammontare delle prestazioni e generare un flusso di denaro clandestino per i loro interessi personali. Il meccanismo, spiegato da uno dei fornitori co-indagati, prevedeva l’aumento dei preventivi per incarichi reali “di circa il 20-30%”, con la differenza tra il valore dichiarato e quello effettivo utilizzata per arredare case o sostituire elettrodomestici. Il surplus era usato per trasportare e montare mobili a casa del figlio di uno degli addetti o per sostituire il frigorifero, il piano cottura e il forno nell’abitazione di un altro.
Le condanne e le conseguenze per l’Inail
Il processo penale si è concluso in primo grado con le condanne di P. e D.C., ma in appello è scattato il proscioglimento per prescrizione, seppur con la conferma delle statuizioni civili. Per L., invece, il procedimento si è chiuso con una sentenza di improcedibilità. Nel frattempo, P. e D.C. sono stati licenziati dall’Inail, mentre il rapporto di lavoro con L. è cessato a causa dell’inidoneità il 24 maggio 2019.
La Procura della Corte dei Conti ha chiesto ai tre di risarcire un danno complessivo di 549.834,91 euro, sommando le spese indebitamente effettuate a vale sulla cassa dell’Inail, quelle per le verifiche interne e quelle legate alla distrazione delle energie lavorative. La Corte dei Conti ha ridotto la somma finale a 322.287,25 euro, mantenendo in gran parte il calcolo dei magistrati. La percentuale da sottrarre agli stipendi è stata ridotta dal 30 al 5%.
Le contestazioni dei legali di P. e D.C. sono state respinte al mittente, così come quella della Procura generale sul danno da disservizio. La Corte ha anche bocciato in toto le linee difensive dei tre imputati, confermando che le attività interne dell’Inail per la scoperta degli illeciti rientrano nel novero delle attività istituzionali e fisiologiche. Conclusione: l’Inail incasserà 322.287,25 euro, un importo che rappresenta la somma definitiva delle condanne emesse in appello. L’episodio, che ha visto l’emergere di un sistema di frode, ha messo in luce i rischi di abuso di potere e di gestione impropria dei fondi pubblici.
