Truffa dei like, un veneziano denuncia un giro di frodi per mezzo milione di euro
Un giro di truffe online scoperto in Veneto: un veneziano denuncia frodi per mezzo milione di euro.

Un giro di truffe online, denominato “truffa dei like” o “task scam”, è stato scoperto da un professionista veneziano che ha denunciato l’attività criminale. L’indagine, condotta dal Centro operativo per la sicurezza cibernetica della polizia postale del Veneto, ha portato alla smantellatura di una rete criminale che ha accumulato circa 500 mila euro, sottraendoli a decine di vittime. L’attività, che si svolgeva principalmente attraverso social network come Facebook e WhatsApp, ha coinvolto persone in diverse regioni d’Italia, con sette nomi già identificati.
Il sistema di truffa: lavoro finto e investimenti falsi
Il sistema proponeva alle vittime una forma di lavoro “flessibile”, con compiti semplici come mettere un “mi piace” a filmati o recensire alberghi e b&b. Per ogni incarico, i collaboratori ricevevano tra i due e i cinque euro, accreditati su un conto online. Tuttavia, quando il totale raggiungeva circa trecento euro, la presunta “agenzia” proponeva un salto di qualità: l’accesso alla società “madre”, con un investimento necessario come prova di fiducia, tra mille e diecimila euro. Intanto, i conti venivano congelati, si parlava di sanzioni, tasse di sblocco o commissioni, ogni pretesto andava bene.
La truffa si basava su un’inganno graduale, che portava le vittime a investire sempre di più, senza mai ricevere i soldi promessi. Gli investigatori hanno ricostruito come i truffatori, operativi online, si fingessero datori di lavoro affidabili, usando social network per creare un senso di fiducia. La vittima, però, si trovava sempre più coinvolta in un sistema che non permetteva di uscire senza perdere i propri soldi.
Un veneziano denuncia e segnala la rete criminale
Un professionista veneziano, dopo aver iniziato a collaborare con i truffatori, ha deciso di denunciare l’attività. Non solo ha mangiato la foglia, ma ha anche prodotto una segnalazione ben documentata, consegnata alla sezione operativa del Cosc. Questo contributo ha permesso agli investigatori di ricostruire lo schema e di identificare sette nomi, tra cui uno straniero e sei italiani, residenti in diverse regioni. Il più giovane ha 21 anni, il più anziano è nato nel 1974.
La segnalazione del veneziano ha giocato un ruolo chiave nella smantellatura della rete criminale. Le indagini, condotte dal primo dirigente Antonio Caliò e coordinate dal pubblico ministero Stefano Strino, hanno portato a perquisizioni e sequestri in diverse abitazioni, con l’identificazione di computer, hard disk, cellulari e tablet. Le indagini continuano, tanto per risalire ad altri complici quanto per raggiungere tutte le vittime del raggiro. Il sistema, purtroppo, ha già causato danni economici significativi a decine di persone, con un bottino stimato in circa mezzo milione di euro. La polizia postale del Veneto ha smascherato e smantellato la rete criminale, ma la ricerca delle vittime e dei possibili ulteriori complici non è ancora conclusa.
