Turchia e Israele in un conflitto in crescita: le tappe di una crisi senza fine

Turchia e Israele si allontanano: le tensioni crescono dopo anni di rapporti frantumati.

Turchia e Israele in tensione, con scambi di accuse e minacce di conflitto
Turchia e Israele in tensione, con scambi di accuse e minacce di conflitto

La relazione tra la Turchia e Israele, una volta basata su un dialogo lento ma costante, si è trasformata in una spirale di tensioni che, negli ultimi tre anni, ha portato a un distacco profondo. Il presidente turco Recep Tayyip Erdogan e il premier israeliano Benjamin Netanyahu, due leader con visioni divergenti su questioni chiave come la Palestina e la sicurezza regionale, hanno visto i loro rapporti inasprirsi in modo drastico. L’inasprimento ha portato a un distacco che, per alcuni osservatori, sembra irreversibile.

Un passato di riavvicinamento e un presente di distanza

Prima del 2023, i due Paesi avevano intrapreso un processo di riavvicinamento, dopo anni di silenzio causato da divergenze su questioni palestinesi. Un incontro bilaterale a New York il 20 settembre 2023, poco prima dell’attacco di Hamas del 7 ottobre, aveva segnato un momento di speranza. Tuttavia, il clima si è rapidamente raffreddato. Gli ambasciatori dei due Paesi, dopo anni di assenza, hanno riconsegnato le loro missioni in modo breve e formale, segnando un ulteriore distacco.

La Turchia ha emesso un mandato di arresto contro Netanyahu per crimini commessi durante l’assedio di Gaza. L’azione ha ulteriormente aggravato le tensioni e ha messo in evidenza la profonda divergenza tra i due Paesi. Ankara ha anche sostenuto Hamas come gruppo di resistenza, un’affermazione che ha messo a repentaglio i rapporti con la NATO e con la maggior parte della comunità internazionale.

La percezione di un conflitto imminente

La percezione di un conflitto imminente è cresciuta in Turchia, in seguito a una serie di azioni israeliane che hanno alimentato la tensione. L’attacco israeliano al Libano, l’assedio della Cisgiordania, i bombardamenti in Iran e la retorica che parla di un “Grande Israele” hanno creato un clima di allarme. Ankara vede in Israele un “nuovo nemico” e ha iniziato a prepararsi per eventuali scenari di conflitto. Il governo turco ha accelerato la produzione di armi e la costruzione di rifugi sotterranei. L’esercito turco ha ribadito che è pronto ad affrontare qualsiasi minaccia, segnando un aumento della preparazione militare. Tuttavia, entrambi i Paesi sanno che un conflitto diretto non conviene a nessuno. Per Ankara, un conflitto con Israele potrebbe danneggiare una economia già fragile; per Tel Aviv, un scontro con un membro della NATO potrebbe avere conseguenze gravi.

Nonostante la tensione, i due Paesi si stanno confrontando in diversi teatri. Il riconoscimento da parte di Israele del Somaliland è una sfida aperta al peso assunto dalla Turchia nel Corno d’Africa. I rapporti con la Grecia e con Cipro, con cui Israele ha stretto accordi di cooperazione militare ed energetica, sono percepiti da Ankara come una minaccia. La Turchia ha aumentato il proprio contingente nella parte turca di Cipro e monitora il dispiegamento di uomini e mezzi che Atene e Nicosia hanno concordato con Tel Aviv.

La Siria, teatro di interessi opposti, rappresenta un altro fronte di scontro. Dalla caduta del regime di Assad, i due Paesi hanno messo i propri occhi sulla Siria per motivazioni opposte. Ankara vuole stabilizzare il vicino per permettere il rientro dei profughi siriani che vivono in Turchia, mentre Israele ha bombardato le infrastrutture siriane centinaia di volte e ha occupato province a sud. Il bombardamento israeliano di una base militare ad appena 70 km dal confine turco è stato definito da un inviato USA per la Siria “una provocazione nei confronti della Turchia”. Ankara non ha reagito, ma il rischio che proprio il territorio siriano offra il casus belli ai due Paesi è concreto.