Vannacci al centro di una levata di scudi bipartisan: da Rama a Schlein, la politica lo isola
Vannacci attaccato da leader italiani e stranieri, politica lo isola in vista delle elezioni

Il generale Vannacci, in vista delle prossime elezioni, si trova al centro di una levata di scudi bipartisan, con attacchi da parte di leader italiani e stranieri. Il primo ministro albanese Edi Rama, durante un forum a Cernobbio, ha definito Vannacci un “estremista” e ha sottolineato che non esiste dialogo con lui. La segretaria del Pd Elly Schlein ha aggiunto un commento di realismo politico, sottolineando che le posizioni di Vannacci non differiscono molto da quelle di Meloni e Salvini prima di entrare in governo. Anche Pierluigi Bersani ha espresso un giudizio simile, considerando Vannacci come un “peperoncino in più” sulle idee della destra. Nelle opposizioni, l’unico a fregarsi le mani è Matteo Renzi, che ha espresso un giudizio critico su Vannacci, sottolineando il suo legame con i partiti che in Europa non vengono neppure considerati. La faida interna è musica per le sue orecchie, poiché Renzi ha sottolineato che a suo tempo ha dato consigli a Vannacci, all’epoca vicesegretario leghista, mentre oggi punge a viso aperto.
La retorica di Vannacci e le reazioni di chi lo critica
Vannacci, durante il forum a Cernobbio, ha risposto con irriverenza alle critiche, sottolineando che non si dovrebbe piacere a un uomo se si apprezza Giorgia Meloni. Ha anche aggiunto che “è bella e brava”, ma ha rifiutato di blandire gli industriali e ha teso a rimanere fedele alle sue posizioni. Il ministro della Giustizia Carlo Nordio ha definito il programma di Vannacci “estremista”, sottolineando che chi parla bene di Putin non può essere un alleato del governo. La politica, però, sembra non essere pronta a concedere spazio a un uomo che si pone in modo così netto rispetto alle posizioni del governo. Il collega Pichetto Fratin è appena più possibilista, ritenendo che non ci siano le condizioni per un percorso condiviso. Forza Italia, in particolare l’ala meno legata ad Arcore, è da tempo la più disposta ad aprire i cancelli, ma non tutti condividono questa visione.
Le elezioni e il futuro della coalizione
La missione del nuovo partito dell’ex incursore è chiara: far perdere il centrodestra per costringerlo a trattare da posizioni di debolezza. Vannacci punta sull’isolamento e sulla grandinata bipartisan di anatemi per affermarsi come unico campione della destra antisistema in Europa. Solo dopo aver dimostrato nelle urne la sua vera forza, valuterà una trattativa. Le due variabili chiave per capire il futuro della coalizione sono il voto odierno in Sassonia e le suppletive di fine settembre a Reggio Calabria. La politica, quindi, sembra essere in attesa di un risultato che potrebbe cambiare il corso delle trattative e delle alleanze.
Le reazioni a caldo e dietro le quinte sembrano dargli ragione. Il ministro della Giustizia Carlo Nordio ha definito il programma di Vannacci “estremista”, mentre il collega Pichetto Fratin è appena più possibilista, ritenendo che non ci siano le condizioni per un percorso condiviso. La parte di FdI, guidata da Giovanbattista Fazzolari, è ancora contraria alla mésalliance. Vannacci, però, ha confermato la piena disponibilità al dialogo, sottolineando che non è lui a erigere muri. Tuttavia, l’atteggiamento a Cernobbio e le reazioni a caldo sembrano dargli ragione.
