L’accessibilità delle spiagge è un diritto, non un servizio: il Garante lo chiarisce
L’Autorità Garante dei diritti delle persone con disabilità ha reso chiaro che l’accessibilità delle spiagge è un diritto, non un servizio aggiuntivo.

Un diritto, non un servizio
L’Autorità Garante nazionale dei diritti delle persone con disabilità ha reso chiaro che l’accessibilità delle spiagge non è un servizio aggiuntivo, ma un diritto. Con l’approvazione dell’Atto di indirizzo per i nuovi bandi sulle spiagge, l’organismo ha definito un nuovo standard per garantire l’inclusione a 360 gradi. «L’accessibilità non è un servizio aggiuntivo: è un diritto, una misura della qualità dell’accoglienza e un valore per l’intera comunità», ha sottolineato Davyd Andriyesh, esperto del settore. Questo documento segna un cambiamento radicale nella gestione del demanio marittimo, trasformando la fruibilità delle spiagge in un obiettivo concreto e monitorabile.
La qualità inclusiva deve essere un criterio vincolante per tutti i futuri bandi di gara. L’accessibilità non si limita alla presenza di una passerella o a un’area dedicata, ma deve abbracciare ogni momento della giornata al mare. Dalla disposizione degli spazi all’idoneità dei servizi igienici, passando per l’accessibilità dei canali di comunicazione e la formazione del personale, ogni aspetto deve garantire autonomia, sicurezza e dignità. «Non basta una passerella se la persona incontra poi ostacoli nell’utilizzare i servizi, nel raggiungere il mare, nel ricevere informazioni o nel vivere la spiaggia in condizioni di autonomia, sicurezza e dignità», ha ricordato il Garante.
Un’occasione per riaffermare i diritti
L’occasione del riordino balneare rappresenta un’opportunità unica per riaffermare i diritti fondamentali e migliorare il livello di accoglienza del turismo italiano. «Le spiagge sono beni pubblici e luoghi di libertà, benessere, relazione e partecipazione», ha sottolineato il documento redatto dal Collegio dell’Autorità. Il riadeguamento della disciplina non deve essere visto come una mera formalità burocratica, ma come un’occasione per garantire la fruizione del mare a tutti i cittadini, senza discriminazioni. L’obiettivo è creare un sistema in cui l’inclusione non è solo un concetto teorico, ma una realtà tangibile e verificabile.
Le condizioni minime devono essere inderogabili e le premialità per le soluzioni di accoglienza ad alto impatto inclusivo devono essere trasparenti e incisive. I futuri bandi di gara dovranno prevedere condizioni minime prefissate e sottoporre i contratti concessori a verifiche continue per l’intero arco di validità. Questo approccio impedisce che le tutele sociali rimangano solo promesse sulla carta, ma diventino un impegno concreto e duraturo.
Un mondo progettato senza di loro
Il problema non è la disabilità, ma un mondo progettato come se le persone con disabilità non esistessero. L’inchiesta di VITA magazine ha evidenziato come l’inclusione non basti a se stessa, ma debba essere accompagnata da vincoli concreti e controlli nel tempo. «Accessibilità e qualità inclusiva devono avere un peso reale nei bandi e accompagnare l’intera durata delle concessioni», ha sottolineato il Garante rivolgendosi al ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, alle Regioni, ai Comuni costieri e alle Autorità portuali. L’obiettivo è creare un sistema in cui l’accessibilità non è solo un aspetto estetico, ma un elemento essenziale per la fruizione del mare da parte di tutti.
La formazione del personale è un aspetto chiave per garantire un’esperienza inclusiva. L’Atto di indirizzo ha incluso la formazione specifica del personale come parte integrante del piano di gestione delle spiagge. Questo approccio mira a creare un ambiente in cui le persone con disabilità possano vivere la spiaggia in condizioni di autonomia, sicurezza e dignità, senza dover affrontare ostacoli invisibili. L’obiettivo è un turismo più inclusivo, accessibile e sostenibile, in grado di rispondere alle esigenze di tutti i cittadini.
