Diritti del caregiver: il lavoro vicino a casa del familiare con disabilità non è più un diritto a richiesta
La Legge 104 tutela il diritto del caregiver a lavorare vicino a casa del familiare con disabilità, ma solo se il posto c’è e il rifiuto è motivato.

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La Legge 104 conferma che chi assiste un familiare con disabilità grave ha il diritto di lavorare vicino a casa sua, ma solo se il posto c’è e il rifiuto è motivato. Questo principio, ribadito da recenti sentenze, ha reso più concreto il diritto del caregiver, che in passato era spesso ignorato o bloccato con un semplice “non ci sono posti”. Oggi, l’azienda o l’ente non possono rifiutare senza dare motivazioni concrete, e il trasferimento deve essere valutato in base a criteri concreti.
Il diritto del caregiver non è più un’opzione
La Legge 104, in particolare l’articolo 33, comma 5, prevede che chi assiste un familiare con disabilità grave possa chiedere di essere assegnato alla sede di lavoro più vicina a casa sua. L’azienda non può rifiutare senza dare motivazioni vere e documentate. Questo diritto, che in passato era spesso rifiutato con un semplice “no”, oggi è riconosciuto come un diritto concreto, che deve essere bilanciato con le esigenze dell’azienda. Il rifiuto generico non basta più. Le sentenze più recenti hanno chiarito che il datore di lavoro deve dimostrare, con fatti concreti, perché il trasferimento non è possibile. Un semplice “non ci sono posti” non è più sufficiente a bloccare la richiesta.
Le sentenze cambiano le regole del gioco
Due sentenze del 2025 hanno reso chiaro che il rifiuto generico non basta più. Un caso emblematico riguarda un tecnico di RFI che aveva chiesto un trasferimento da Bologna a Napoli per assistere la madre con disabilità. La richiesta era stata rifiutata, ma la Cassazione ha scoperto che in quel periodo RFI aveva assunto nuove figure in entrambe le sedi: il posto c’era, e il trasferimento è stato confermato. Un altro caso riguarda una maestra di Ciampino che assiste il padre con disabilità: il trasferimento verso Napoli o Caserta era stato rifiutato, ma il Tribunale di Napoli Nord ha stabilito che la limitazione non è valida e che il diritto vale anche tra province diverse.
La Corte d’Appello di Firenze ha chiarito che le regole del contratto collettivo non possono bloccare un diritto che nasce dalla legge. Se il posto c’è, va dato. Questo principio si applica anche nella scuola e nel pubblico impiego, con alcune differenze: nel pubblico il diritto è pieno se c’è un posto vacante, mentre in altri casi può prevalere l’esigenza di servizio. Non è necessario vivere con il familiare per avere diritto al trasferimento. La Legge 104 non richiede che il caregiver convivi con la persona assistita, ma solo che assista un familiare con disabilità grave. Questo è un elemento chiave per comprendere il range di applicazione del diritto.
Se il trasferimento viene rifiutato senza motivi seri e documentati, si può rivolgersi a un avvocato del lavoro, a un patronato o a un sindacato per far valere il diritto, anche in tribunale. La tendenza delle sentenze più recenti è chiara: chi assiste un familiare con disabilità grave ha un diritto solido, che aziende e amministrazioni possono negare solo con motivazioni vere e documentate, non con un semplice rifiuto.
