Ilva, si muove la cordata italiana: Orsini di Confindustria apre alla salvaguardia
Un gruppo di imprenditori italiani cerca di salvare l’Ilva, mentre Jindal osserva con interesse.

La situazione dell’Ilva di Taranto si complica ulteriormente, ma si apre un’ipotesi di salvaguardia: un gruppo di imprenditori italiani, coordinati da Confindustria, ha espresso interesse a creare una cordata per salvare l’azienda. Il presidente Emanuele Orsini ha sottolineato che “la cordata italiana è possibile”, aprendo una via alternativa alla vendita all’indiano Jindal. L’obiettivo è salvaguardare l’industria e le filiere che ne dipendono, pur nel contesto di un decreto Pnrr che ha smantellato la società pubblica Dri Italia, nata per la decarbonizzazione.
Un’alternativa alla vendita all’indiano
La cordata italiana, se si materializzerà, potrebbe rappresentare un’alternativa alla vendita dell’Ilva all’azienda indiana Jindal, che ha espresso interesse per l’acquisizione integrale del siderurgico. L’idea, rilanciata da Orsini, si ispira a una strategia simile a quella di Silvio Berlusconi nel 2008, quando cercò di salvare Alitalia. La cordata, però, non è ancora un fatto concreto, ma si tratta di un primo passo significativo. L’obiettivo è salvaguardare l’industria e le filiere che ne dipendono, pur nel contesto di un decreto Pnrr che ha smantellato la società pubblica Dri Italia, nata per la decarbonizzazione. La Fiom contesta il decreto Pnrr e la mancanza di risposte concrete. La decisione del governo di smantellare la società pubblica Dri Italia ha suscitato critiche, soprattutto da parte dei sindacati. Loris Scarpa, coordinatore nazionale siderurgia, ha espresso preoccupazione per il contrasto con il piano industriale condiviso un anno e mezzo fa. La Fiom ha chiesto il ritiro del provvedimento, sottolineando che va nella direzione opposta alle richieste sindacali.
Un futuro incerto per l’Ilva
La situazione dell’Ilva rimane delicata, con l’area a caldo che dovrà essere spenta entro 80 giorni. La cordata italiana, se si materializzerà, potrebbe rappresentare una via alternativa alla vendita all’indiano Jindal, ma non è ancora un fatto concreto. Il governo, però, ha espresso interesse per un’asta reale, con più partecipanti e quindi migliori garanzie occupazionali. La decisione del ministero deve tenere in conto anche i tempi stretti per via delle risorse necessarie a tenere in piedi l’Ilva, a corto di corta e a breve senza più materiali da vendere.
Il presidente della Provincia di Taranto chiede decisioni definitive. Gianfranco Palmisano ha espresso preoccupazione per la mancanza di decisioni definitive. “E noi siamo costretti a tornare dai cittadini senza poter dare le risposte che attendono”, ha detto, sottolineando l’urgenza di un piano chiaro e vincolante. La vertenza, infatti, ha una portata tale da richiedere un intervento diretto del governo, con un cronoprogramma preciso e impegni chiari. Nonostante le proposte di investimento, come quelle di Renexia o Webuild, le amministrazioni locali si sono dette deluse, poiché non si è ancora raggiunto un accordo concreto.
La situazione dell’Ilva rappresenta un caso emblematico del dibattito su come salvaguardare l’industria italiana nel contesto di una transizione energetica e di una decarbonizzazione. La cordata italiana, se si materializzerà, potrebbe rappresentare un’alternativa concreta, ma non è ancora un fatto certo. Il governo, però, dovrà trovare una soluzione che tenga conto delle esigenze del territorio e delle filiere industriali, pur nel contesto di un’incertezza che ha colpito il Paese. La vertenza, infatti, non riguarda solo l’Ilva, ma anche l’intero sistema produttivo italiano.
- Confindustria apre alla cordata italiana per salvare l’Ilva
- Jindal osserva con interesse la possibilità di acquisire l’azienda
- La Fiom contesta il decreto Pnrr e la mancanza di risposte concrete
- Il presidente della Provincia di Taranto chiede decisioni definitive
