Sciopero di 8 ore in ex Ilva: sindacati mobilitati dopo vertice con il Governo per il futuro dell’acciaieria
Sciopero di 8 ore in ex Ilva: sindacati mobilitati dopo vertice con il Governo per il futuro dell’acciaieria

Sciopero di 8 ore in ex Ilva: sindacati mobilitati per il futuro dell’industria
Oggi scatta il sciopero di 8 ore in tutti gli stabilimenti dell’ex Ilva, con la mobilitazione dei sindacati Fim Cisl, Fiom Cgil e Uilm. La decisione è stata presa dopo il vertice svoltosi a Palazzo Chigi tra il Governo e i rappresentanti sindacali, i commissari straordinari di Acciaierie d’Italia e i vertici di Invitalia. L’obiettivo è chiedere garanzie sul futuro dell’industria siderurgica, dei lavoratori e dell’indotto. La protesta, che si svolgerà in tutti i territori, è volta a sostenere la richiesta di un piano straordinario per assicurare continuità produttiva, interventi di ambientalizzazione e tutela dei livelli occupazionali.
La chiusura dell’area a caldo è un tema centrale del dibattito. La Corte d’Appello di Milano ha disposto la chiusura dell’area a caldo entro 90 giorni, salvo l’adozione delle misure necessarie per eliminare l’amianto e ridurre le emissioni. Il commissario straordinario di Acciaierie d’Italia, Giancarlo Quaranta, ha ribadito l’impossibilità tecnica di adeguare l’area a caldo alle prescrizioni entro la scadenza fissata. L’ipotesi allo studio è quella di ridefinire la gara concentrandola sulla sola area a freddo, ma i sindacati esprimono preoccupazione per un eventuale ridimensionamento delle attività produttive.
Un tavolo tecnico per il futuro dell’acciaieria e dell’occupazione
Nel corso del vertice, il sottosegretario Alfredo Mantovano, insieme ai ministri Giancarlo Giorgetti, Adolfo Urso e Marina Calderone, ha incontrato i rappresentanti sindacali e i commissari straordinari. Dopo le discussioni, è emersa la volontà di aprire, già da martedì prossimo, un tavolo tecnico permanente al Ministero delle Imprese e del Made in Italy. L’obiettivo è arrivare nell’arco di circa un mese a una proposta condivisa sul futuro industriale e occupazionale del gruppo. Il Governo ha annunciato la predisposizione di un piano straordinario per valutare gli effetti della possibile chiusura dell’area a caldo e individuare eventuali alternative lavorative.
La transizione verso un modello più sostenibile è un tema dibattuto. Il piano prevede la ricerca di nuovi investitori e delle risorse necessarie per sostenere la transizione. I sindacati, tuttavia, ribadiscono la loro contrarietà a qualsiasi ipotesi di chiusura dell’area a caldo. Secondo Fim, Fiom e Uilm, una riduzione delle attività produttive metterebbe a rischio non solo il sito di Taranto, ma anche gli altri stabilimenti collegati del gruppo.
Un prestito ponte per garantire la continuità aziendale
Il Consiglio dei ministri ha autorizzato un’ulteriore tranche del prestito ponte da 100 milioni di euro destinata ad Acciaierie d’Italia per garantire la continuità aziendale durante il percorso di cessione. Restano confermate le manifestazioni d’interesse presentate dai gruppi Flacksider e Jindal, anche se l’eventuale riapertura della procedura potrebbe modificare il quadro della gara. I sindacati, pur accogliendo con prudenza l’impegno dell’esecutivo e dei commissari, sottolineano l’importanza di non assumere iniziative unilaterali fino alla conclusione del confronto.
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