Gelo iraniano sui colloqui. Il Pentagono conferma carenza di armi
Gelo iraniano sui colloqui e carenza di armi nel Medio Oriente.
Il Medio Oriente è in subbuglio per la crisi in Yemen, con il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite che ha convocato una sessione d’emergenza per discutere la situazione nel canale di Bab el-Mandeb, punto strategico per il traffico commerciale. Intanto, il Gelo di Teheran sui colloqui con gli Stati Uniti si fa più evidente, mentre il Pentagono ammette che le scorte di armi sono in forte calo a causa della guerra in corso. La carenza di munizioni, negata a più riprese dall’amministrazione USA, è stata confermata in un rapporto ufficiale.
La guerra in Yemen alimenta la crisi
La guerra tra Arabia Saudita e i ribelli Houthi si intensifica, con almeno 13 nuovi raid sauditi su Taiz e combattimenti che coinvolgono anche la Mecca, il luogo sacro dell’Islam. Gli Houthi, pur rassicurando che la navigazione nel canale di Bab el-Mandeb rimanga sicura, non hanno fermato i combattimenti. L’ONU ha segnalato che le famiglie sfollate nella Striscia di Gaza si preparano alla stagione freddo senza tende né coperte, con un’emergenza umanitaria in crescita. Le famiglie sfollate chiedono nuovi aiuti in vista dell’arrivo della stagione fredda e piovosa, ha detto il portavoce dell’ONU Stephane Dujarric.
La carenza di armi ha conseguenze strategiche
Secondo un rapporto del Pentagono, la guerra in Medio Oriente ha causato una carenza di munizioni, con 22,3 miliardi di dollari spesi solo per le scorte, rivelando «colli di bottiglia» all’interno delle industrie di rifornimento. La situazione ha reso necessario un intervento diretto, con il Pentagono che ha messo nero su bianco la verità su una negazione ripetuta. L’Iran, attraverso l’agenzia di stampa ufficiale, ha segnalato esplosioni udite sull’isola di Qeshm, con boati che sembravano provenire dalla direzione del mare.
La situazione in Yemen si complica ulteriormente con la chiusura dello stretto di Bab el-Mandeb, che ha messo in allarme il traffico commerciale. L’ONU ha documentato l’effetto di un raid avvenuto circa due mesi fa, che ha distrutto gran parte delle tende nei centri di accoglienza. I partner umanitari hanno distribuito un numero limitato di nuove tende e altri beni, ma le famiglie chiedono materassi, coperte e teli per riparare le strutture danneggiate. L’accesso ai servizi essenziali resta difficile in alcune aree, con un quadro di emergenza che si fa sempre più preoccupante.
Il Gelo di Teheran sui colloqui con gli Stati Uniti si fa più evidente, con il capo del massimo organo di sicurezza iraniano, Mohsen Rezaei, che ha respinto ogni ipotesi di dialogo finché non saranno soddisfatte le condizioni dell’Iran. L’amministrazione USA, pur negando la carenza di armi, non ha potuto smentire il rapporto del Pentagono. La guerra in Yemen, con i suoi effetti umanitari e strategici, continua a essere un punto di tensione globale, con conseguenze che si estendono ben al di là del Medio Oriente. La chiusura dello stretto di Bab el-Mandeb ha conseguenze «catastrofiche», ha messo in guardia il Qatar. Intanto, la situazione si fa sempre più complessa con la continua escalation tra le fazioni in conflitto, che ha reso necessario un intervento internazionale per garantire la sicurezza del traffico marittimo.
