USA e Iran in tensione: Washington non chiama guerra, Teheran minaccia attacchi a basi americane

Tensioni tra Usa e Iran: Washington non chiama guerra, Teheran minaccia attacchi a basi americane negli Emirati e in Kuwait

Tensioni tra Usa e Iran: attacchi a basi americane negli Emirati e in Kuwait, Washington non chiama guerra
Tensioni tra Usa e Iran: attacchi a basi americane negli Emirati e in Kuwait, Washington non chiama guerra

Il Medio Oriente è in subbuglio dopo un’ondata di tensioni tra Stati Uniti e Iran, con Washington che non definisce la situazione come guerra e Teheran che minaccia attacchi a basi americane negli Emirati Arabi Uniti e in Kuwait. Il vicepresidente USA JD Vance ha affermato che «con l’Iran non la chiamerei guerra», sottolineando che gli iraniani vorrebbero che dallo Stretto di Hormuz uscissero zero milioni di barili, mentre ieri ne sono usciti 15 milioni. Intanto, i raid americani hanno nuovamente colpito l’Iran, distruggendo radar appena installati, e il presidente USA, Donald Trump, ha rivendicato il controllo americano dello Stretto di Hormuz, sostenendo che l’economia iraniana è «nei guai fino al collo» con un’inflazione che potrebbe raggiungere il 300%.

Iran e USA in un’escalation di attacchi e minacce

L’Iran ha lanciato missili e droni contro il Kuwait e gli Emirati Arabi Uniti, nell’ambito della sua rappresaglia per i bombardamenti americani. Le difese aeree kuwaitiane hanno intercettato gli attacchi, mentre analoghe operazioni iraniane erano state respinte da Bahrain e Giordania. La Corea del Sud, a sua volta, sta valutando un possibile dispiegamento militare nello Stretto di Hormuz per garantire la libertà di navigazione, con l’obiettivo di procedere entro la fine dell’anno. La Casa Blu ha precisato che non è stata ancora presa una decisione definitiva sul dispiegamento, ma Seul sta discutendo con Stati Uniti, Regno Unito e Francia sulle modalità del contributo.

Il presidente USA, Donald Trump, ha rivendicato il controllo americano dello Stretto di Hormuz, sottolineando che «abbiamo un grande controllo su quello stretto». Inoltre, ha affermato che l’economia iraniana è «nei guai fino al collo», con un’inflazione che potrebbe raggiungere il 300% e una valuta «che non vale nulla». La Casa Blu ha precisato che non è stata ancora presa una decisione definitiva sul dispiegamento, ma Seul sta discutendo con Stati Uniti, Regno Unito e Francia sulle modalità del contributo.

Netanyahu: «La fine del regime iraniano è vicina»

Il premier israeliano Benjamin Netanyahu ha dichiarato che «la fine del regime iraniano è vicina», sostenendo che Teheran sia «più debole che mai». L’esercito iraniano ha riferito di aver colpito sistemi di comunicazione, depositi e hangar nella base USA di Ahmad Al-Jaber, in Kuwait, e postazioni militari e radar nella base di Al Minhad, negli Emirati. Teheran ha definito l’operazione la 31ª fase della campagna «Saiqa», Fulmine. Intanto, il Perù ha rotto le relazioni diplomatiche con l’Iran, accusandolo di alimentare l’escalation in Medio Oriente e di ostacolare la navigazione a Hormuz.

Il segretario al Tesoro USA Scott Bessent ha attribuito parte della pressione sui prezzi dell’energia agli attacchi ucraini contro le infrastrutture petrolifere russe, ma ha sottolineato anche l’impatto della guerra in Iran e delle difficoltà di navigazione nello Stretto di Hormuz. Le tensioni sui due fronti stanno contribuendo a mantenere il petrolio vicino ai massimi delle ultime settimane.

La situazione si sta aggravando con un’escalation di attacchi e minacce. La Corea del Sud, a sua volta, sta valutando un possibile dispiegamento militare nello Stretto di Hormuz per garantire la libertà di navigazione, con l’obiettivo di procedere entro la fine dell’anno. La Casa Blu ha precisato che non è stata ancora presa una decisione definitiva sul dispiegamento, ma Seul sta discutendo con Stati Uniti, Regno Unito e Francia sulle modalità del contributo.