Saman: Il processo di carta e il delitto di Novellara
HBO MAX presenta “Saman: The hidden truth”, un documentario che esplora il caso di Saman Abbas e la sua impunità.

Saman: The hidden truth, la docuserie di HBO MAX, si concentra sul caso di Saman Abbas, una diciottenne pachistana assassinata a Novellara nel maggio 2021 per aver rifiutato un matrimonio combinato. L’opera non si limita a raccontare un episodio di cronaca, ma si propone come un’analisi fredda e contabile di un sistema che ha fallito nel proteggere una giovane donna. La serie, diretta da Francesca Mazzoleni, si distingue per il suo approccio rigoroso e la sua capacità di smontare le narrazioni convenzionali, rivelando una realtà spesso occultata.
Un processo d’autore sulla catena di omissioni
La docuserie si presenta come un vero e proprio processo d’autore, in cui vengono esposti i fatti senza filtri, con un registro cinematografico asciutto e teso. La fotografia cupa e desaturata trasforma i campi della pianura padana in un paesaggio desolato, simbolo di una società in cui la giovinezza di Saman è stata soffocata da una logica arcaica. Le interviste ai periti, agli investigatori e ai giornalisti d’inchiesta non servono a creare emozione, ma a ricostruire la freddezza contabile dei carnefici.
La macchina statale ha fallito nel proteggere Saman
La serie mostra come la macchina statale si sia dimostrata incapace di comprendere la portata del pericolo reale, lasciando che la vittima rientrasse nella tana dei lupi per recuperare i propri documenti. Questo fallimento non è solo un episodio isolato, ma parte di un sistema che ha permesso l’emergere di un fondamentalismo culturale, spesso ignorato o minimizzato. La docuserie smonta pezzo per pezzo la narrazione di un’Italia che si scopre impreparata a fronteggiare le gabbie del fondamentalismo.
La pornografia del dolore e il ritorno al realismo
Per anni la televisione italiana ha abituato il pubblico a drammatizzare le tragedie umane, a creare emozioni a buon mercato. Saman: The hidden truth fa l’esatto contrario: adotta un registro asciutto, teso e visceralmente cinematografico, rifiutando la pornografia del dolore. La serie non si limita a mostrare le scene più drammatiche, ma si concentra sui fatti nudi e crudi, con una fotografia che trasforma la realtà in un’immagine spietata.
Un ritratto spietato di un’Italia a due velocità
La docuserie è un ritratto spietato di un’Italia a due velocità, in cui le istituzioni non riescono a proteggere una giovane donna, mentre i media si concentrano su posizionamenti ideologici. Il caso di Saman Abbas è diventato un teatrino di posizionamento, con retoriche da salotto e opportunità politiche. La serie, però, non si ferma qui: si propone come un’opera indispensabile, uno schiaffo in faccia a chi preferisce volgere lo sguardo altrove o rifugiarsi nel conformismo delle tesi preconfezionate.
Con una durata di circa 60 minuti per episodio, Saman: The hidden truth è un’esperienza cinematografica che non si limita a raccontare un caso, ma si propone come una critica al sistema, al conformismo e alla mancanza di responsabilità. La serie, disponibile su HBO Max, è un invito a guardare oltre le superfici e a cercare la verità, anche quando essa è scomoda.
