L’Italia si espande con i data center, ma a quale costo?

L’Italia registra un forte incremento di data center, con investimenti in crescita e un impatto significativo sul territorio.

Data center in costruzione a Certosa di Pavia, con abitazioni vicine e terreni agricoli circostanti
Data center in costruzione a Certosa di Pavia, con abitazioni vicine e terreni agricoli circostanti

L’Italia sta vivendo una crescita senza precedenti nel settore dei data center, con un incremento esponenziale di impianti e investimenti. Nel triennio 2023-2025, il mercato ha visto investimenti pari a 7,1 miliardi di euro, con previsioni di ulteriore espansione fino a 25 miliardi nei prossimi tre anni. Questo fenomeno, che ha visto il numero di data center passare da 146 a 262 in un anno, ha generato un dibattito su impatti ambientali, occupazione e sviluppo territoriale.

La Lombardia al centro del boom

La Lombardia è la regione che riceve più investimenti, con quasi la metà dei data center nazionali. La città metropolitana di Milano, Bergamo e la provincia di Pavia sono i principali centri di sviluppo. Secondo dati del Politecnico di Milano, la Lombardia rappresenta quasi il 50% della potenza richiesta per i data center, seguita da Piemonte (15%) e Puglia (10%). La crescita è così rapida che, entro il 2035, i data center potrebbero consumare tra 24,5 e 42 TWh, pari al 7-12% del totale nazionale.

La strategia del Ministero delle Imprese e del Made in Italy mira a rendere l’Italia un polo di investimenti strategico, con l’obiettivo di garantire un sviluppo sostenuto e sostenibile dei data center. Tra i benefici previsti, ci sono la riqualificazione di aree industriali dismesse, l’iniezione di risorse economiche nei comuni coinvolti e l’utilizzo del calore di scarto per il teleriscaldamento. Tuttavia, non sempre i progetti offrono ai territori i benefici promessi.

Non sempre i progetti offrono ai territori in cui sono installati i benefici indicati nella strategia.

A Certosa di Pavia, ad esempio, si vuole costruire su un terreno verde destinato all’agricoltura, suscitando preoccupazioni tra i cittadini. “Non si è considerato che, negli ultimi anni, i paesi si sono espansi in contiguità alle aree dismesse”, dice Sergio Manera, fisico e membro del Comitato di tutela del territorio Certosino. “Non si può costruire vicino alle case, così si rischiano di ripetere gli errori del passato, quando si costruiva senza la sensibilità ambientale che abbiamo oggi.” La legge regionale lombarda non prevede limiti di vicinanza, riducendo il valore degli immobili e l’efficacia degli oneri di urbanizzazione.

Un’alternativa al consumo di energia

Il teleriscaldamento, che permette di riutilizzare il calore di scarto dei data center per riscaldare abitazioni vicine, è considerato una soluzione ottimale per ridurre i costi energetici e le emissioni di CO2. Il data center Avalon 3 di Retelit a Milano, ad esempio, consente di riscaldare le abitazioni di 1.250 famiglie del Municipio 6, con un risparmio energetico equivalente a 1.300 tonnellate di petrolio e una riduzione delle emissioni di CO2 di 3.300 tonnellate. Tuttavia, sono pochi i progetti che godono di tale efficienza. “L’alternativa è la dispersione di calore nell’aria”, spiega Manera, che fa notare come esista una direttiva UE che impone alle imprese uno studio di efficienza energetica per questo tipo di impianti. La crescita occupazionale, pur promessa, non è sempre in linea con i dati effettivi: la maggior parte dei nuovi posti di lavoro riguarda la fase di costruzione o si concentra nelle imprese legate al digitale e all’intelligenza artificiale.

La strategia del Mimit si propone di semplificare le procedure amministrative per ridurre i tempi degli investimenti, ma per le questioni ambientali si rimanda alle direttive europee e alle linee guida del Ministero dell’Ambiente. Per garantire un sviluppo sostenibile, è necessaria una legge nazionale che definisca condizioni vincolanti e garantisca una visione a lungo termine. La Lombardia, pur essendo al centro del boom, ha già adottato una legge per disincentivare la costruzione su terreni verdi, ma i cittadini e i comitati locali chiedono una regolamentazione più rigorosa e completa.