Ergastolo confermato per Oseghale: Cassazione riconosce violenza sessuale e respinge ricorso
Cassazione conferma ergastolo per Oseghale per omicidio e violenza sessuale di Pamela Mastropietro.

Pamela Mastropietro, diciottenne romana scomparsa nel gennaio 2018, ha visto il suo assassino, Innocent Oseghale, condannato a vita per omicidio e violenza sessuale. La quinta sezione della Cassazione ha respinto il ricorso dell’imputato, confermando l’ergastolo e riconoscendo l’aggravante della violenza sessuale. La sentenza, arrivata dopo anni di dibattito e ricorsi, è un risultato che la madre, Alessandra Verni, ha definito “quello che aspettavo da sei anni”. La ragazza, con un disturbo di personalità borderline e dipendente dalla droga, era scomparsa dopo aver abbandonato una comunità di recupero. Il suo corpo è stato ritrovato smembrato a pochi chilometri da Macerata, mentre Oseghale, un cittadino nigeriano in Italia dal 2015, è stato identificato grazie a una testimonianza e a immagini di videosorveglianza.
La dinamica del delitto e le prove
Secondo la ricostruzione dei magistrati, Pamela, dopo essere stata stuprata, aveva tentato di fuggire ma era stata chiusa in casa da Oseghale. Sotto le unghie della vittima è stato trovato il Dna del pusher, un elemento cruciale per la condanna. I pm hanno definito l’imputato un “acrobata della menzogna”, elencando numerose bugie, tra cui la falsa affermazione che Pamela fosse morta per overdose. La dinamica del delitto, secondo i giudici, è supportata da confidenze fatte da Oseghale a un ex compagno di cella, che ha rivelato come la ragazza avesse minacciato di denunciarlo e fosse stata accoltellata per impedirle di andarsene.
La violenza sessuale è riconosciuta come aggravante e conferma la condanna a vita.
La violenza sessuale, riconosciuta come aggravante, ha portato a una condanna a vita senza sconti di pena. La difesa aveva chiesto un nuovo annullamento della sentenza, sostenendo che il processo fosse illogico e contraddittorio, ma i magistrati hanno respinto la richiesta, ritenendo la ricostruzione dei fatti insindacabile. La pg Francesca Loy ha sottolineato che la motivazione della sentenza ha colmato ogni lacuna e che la prova logica sulla dinamica del delitto non può essere messa in discussione.
La battaglia della famiglia e le proteste
Alessandra Verni, la madre di Pamela, ha espresso emozione e speranza dopo la sentenza. «La mia battaglia non finisce qui su eventuali altre responsabilità», ha detto, chiedendo a Oseghale di pentirsi e di rivelare chi fosse con lui. La madre ha anche annunciato che, per l’anniversario della morte, organizzerà una fiaccolata in piazza Re di Roma, dove è presente una panchina dedicata alla ragazza. La famiglia ha seguito la vicenda con appelli in televisione, mentre la comunità ha cercato di trovare la ragazza, che si era allontanata dalla comunità di recupero per cercare una dose di droga.
La sentenza della Cassazione, arrivata dopo un lungo iter giudiziario, ha confermato la responsabilità di Oseghale per l’omicidio e la violenza sessuale. La madre ha espresso la sua gratitudine, ma ha anche ribadito la sua richiesta di giustizia e verità. La vicenda di Pamela Mastropietro ha suscitato grande indignazione e preoccupazione per la violenza sessuale e l’omicidio di una giovane. La sua storia ha messo in luce i rischi della dipendenza da droga e la fragilità di una ragazza con disturbi psichiatrici.
La sentenza della Cassazione rappresenta un momento di giustizia per la famiglia e per la società. La madre, però, continua a chiedere verità e giustizia, sperando che il processo non finisca qui.
