Confesercenti allerta su crisi bar, Failoni: “Cambiamento modello non chiusura”. Stanchina: “Raccolta firme inutile?”

Confesercenti lancia allarme sulla crisi dei bar, ma l’assessore Failoni smentisce: “Cambiamento modello non chiusura”. Stanchina: “Raccolta firme inutile?”

La Confesercenti ha lanciato un allarme sulla crisi dei bar in Trentino, ma l’assessore provinciale Roberto Failoni ha smentito l’idea di una “desertificazione”, sottolineando che si tratta di un cambio di modello d’impresa. Il consigliere provinciale di Campobase, Roberto Stanchina, ha incalzato la Provincia sulla questione, sollevando il dubbio che la raccolta firme per sollevare un problema non esistente possa essere inutile. La discussione si è sviluppata in un dibattito tra dati e interpretazioni, con un quadro complesso che vede una trasformazione del settore piuttosto che una riduzione.

Un cambio di modello non è una chiusura

L’assessore Failoni ha chiarito che la riduzione dei bar non equivale a una chiusura, ma a un cambiamento di classificazione e di modello d’impresa. Secondo i dati forniti, nel Trentino la situazione è più favorevole rispetto all’Italia e anche all’Alto Adige. “Un’attività che cambia classificazione non è necessariamente un’attività che chiude: può semplicemente aver cambiato modello e continuare a operare sul territorio”, ha spiegato. La Provincia ha sottolineato che il calo del 9% tra il 2019 e il 2025 non indica una crisi, ma una trasformazione del settore. La Provincia ha ribadito che il settore si sta evolvendo, con un aumento di ristoranti e un modello d’impresa diverso.

143 chiusure in 6 anni, 43 milioni persi

Secondo Confesercenti, nel Trentino sono state registrate 143 chiusure di bar negli ultimi 6 anni, con una perdita economica stimata in 43 milioni di euro. Stanchina ha sottolineato che il calo del 9,7% ha portato a una riduzione significativa, con un impatto sul tessuto sociale e economico. “Quando un bar abbassa la serranda, la comunità perde un punto d’incontro”, ha detto il consigliere. Tuttavia, Failoni ha ribattuto che i dati non sono così semplici: la riduzione dei bar registrati con codice Ateco 56.3 non equivale a chiusure, ma a un cambio di modello.

La Provincia ha sottolineato che il calo non indica una crisi, ma una trasformazione del settore. Stanchina ha espresso dubbi sulla raccolta firme avviata da Confesercenti, sostenendo che potrebbe basarsi su dati errati. “Bisognerà dire a Confesercenti che portano avanti una raccolta firme per sollevare un problema che non esiste”, ha affermato. L’ex assessore comunale ha sottolineato che la Provincia ha già ottenuto la competenza sul commercio e sta attiva per supportare il settore con iniziative specifiche. “La stessa prudenza vale per le stime di perdita economica: se calcolate su quel saldo, finiscono per contare come perdita anche attività che continuano a operare sotto un’altra classificazione”, ha aggiunto Failoni.

La discussione ha visto un confronto tra dati e interpretazioni, con un quadro complesso che vede una trasformazione del settore piuttosto che una riduzione. La Provincia ha sottolineato l’importanza di non confondere la riduzione dei bar con le chiusure, e ha ribadito che il settore si sta evolvendo, con un aumento di ristoranti e un modello d’impresa diverso. La questione rimane aperta, con un dibattito che coinvolge esperti, imprenditori e rappresentanti delle istituzioni locali.