Adriano Cappellari indagato per calunnia e simulazione di reato: gli pm parlano di un’autodifesa fatta da solo

Adriano Cappellari, ventenne giornalista, indagato per calunnia e simulazione di reato dopo un presunto attentato.

Un giovane giornalista viene indagato per aver simulato un attentato con bombole e lettere minatorie
Un giovane giornalista viene indagato per aver simulato un attentato con bombole e lettere minatorie

Un giornalista indagato per aver simulato un attentato

Il ventenne Adriano Cappellari, cronista di Enego (Vicenza), è stato indagato per calunnia e simulazione di reato dopo essere stato accusato di aver organizzato un presunto attentato con bombole e lettere minatorie. Gli inquirenti, guidati dal sostituto procuratore Alessia Grenna, hanno ritenuto che l’attentato sia stato compiuto da solo, con l’acquisto e l’uso di materiali per l’esplosione. L’episodio si è verificato il 30 maggio, quando un pacco bomba è esploso di fronte al cancello della sua abitazione, causando un forte allarme e scosse tra i vertici regionali e nazionali. Le telecamere dell’abitazione hanno ripreso Cappellari rientrare a casa alle 23.11 e poi rivederlo alle 23.35 mentre riprende con il cellulare le operazioni di spegnimento dell’incendio.

Le prove raccolte dai carabinieri

Le indagini hanno messo in luce una serie di elementi che supportano l’accusa. Gli specialisti del Raggruppamento investigazioni scientifiche hanno stimato che l’autore abbia un’altezza compresa tra 1,69 e 1,75 metri, ritenuta compatibile con quella del giovane. Determinanti sarebbero stati anche gli accertamenti tecnici sul materiale recuperato dopo l’esplosione. Nonostante fossero state rimosse le etichette dei prodotti utilizzati, gli investigatori sono riusciti a risalire con certezza alla marca delle cartucce di gas e dell’alcol denaturato. Da qui i carabinieri hanno individuato la piattaforma di commercio elettronico dalla quale sarebbero stati acquistati i materiali. Il 25 aprile scorso Cappellari avrebbe ordinato quattro cartucce di gas butano-propano della stessa marca di quelle utilizzate per confezionare la bomba artigianale, indicando il proprio numero di telefono e pagando con una carta di credito a lui intestata.

Gli elementi raccolti sul presunto attentato hanno spinto gli investigatori a rileggere anche tutti e tre gli episodi intimidatori denunciati dall’accusato nei mesi precedenti. Il primo risale al 5 novembre 2025, quando il giornalista aveva trovato una busta con minacce rivolte a lui, alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni e a don Maurizio Patriciello. All’interno c’era anche la fotocopia di un suo articolo dedicato al sacerdote di Caivano. Una lettera analoga era stata recapitata anche alla redazione del giornale. L’11 dicembre, il ventenne aveva consegnato al Commissariato di Bassano un’altra busta con minacce e fotografie. Un terzo episodio era stato denunciato il 16 febbraio, con un’ulteriore busta indirizzata a don Patriciello.

Dopo l’esplosione del 30 maggio, le misure di sicurezza sono state rafforzate, con la scorta per accompagnare Cappellari negli spostamenti. Il giornalista è stato protetto anche durante eventi pubblici, come la Partita del Cuore all’Aquila. L’indagine si trova nella fase delle indagini preliminari, e la responsabilità dell’indagato sarà accertata solo con un’eventuale sentenza definitiva. L’avvocato Roberto Rigoni Stern difende il cliente, sottolineando la presunzione di innocenza e la necessità di un processo equo. Per gli investigatori il tempo intercorso sarebbe compatibile con il tragitto necessario per raggiungere il cancello, collocare l’ordigno e fare ritorno.