Agenti di polizia arrestati a Milano per arresto illegale: difesa chiede misura cautelare alternativa
Agenti di polizia arrestati a Milano per arresto illegale: difesa chiede misura cautelare alternativa

Il 7 agosto 2026, a Milano, cinque agenti della Polizia locale e una commissaria sono stati arrestati per presunta falsificazione di atti e arresto illegale. Gli indagati, accusati di aver simulato un fermo a Milano anziché a Corsico, hanno respinto le accuse durante gli interrogatori di garanzia e chiedono di uscire dal carcere, auspicando una misura cautelare alternativa. La Procura, invece, cerca ulteriori riscontri nell’analisi dei dispositivi sequestrati, che potrebbero confermare o smentire l’ipotesi di un modus operandi ripetuto.
Agenti arrestati: difesa chiede misura cautelare alternativa
La difesa degli agenti ha espresso la propria posizione durante gli interrogatori di garanzia, in cui i cinque indagati hanno chiarito la loro posizione e respinto le accuse. L’avvocato Pietro Stimolo ha dichiarato che il suo assistito ha risposto alle domande del giudice e del pubblico ministero, confermando la sua posizione. La richiesta di una misura cautelare alternativa al carcere è stata sottolineata come prioritaria, con l’auspicio che le ordinanze arrivino il giorno successivo. L’avvocata Susanna Rita Marangoni, che difende Ilenja Sabato, ha ribadito che la ricostruzione dei fatti fornita dalla commissaria è corretta e che non sono stati sottratti soldi allo spacciatore arrestato.
La difesa ha sottolineato che la ricostruzione dei fatti è corretta e che non sono stati sottratti soldi allo spacciatore. Gli indagati, quattro agenti e una commissaria, rispondono di peculato, falso ideologico e arresto illegale. La legale ha riferito che la propria assistita ha chiarito la sua posizione, confermando la richiesta di una misura cautelare alternativa al carcere. Gli agenti hanno anche respinto le accuse durante gli interrogatori di garanzia, mentre la Procura cerca nuovi riscontri nei cellulari sequestrati.
Indagini in corso: analisi dei dispositivi sequestrati
Le indagini proseguono con l’estrazione e la copia del contenuto dei dispositivi sequestrati, in conformità con le garanzie di legge. Gli investigatori sperano che i dati possano fornire ulteriori riscontri all’ipotesi della Procura che l’episodio contestato non sia stato un caso isolato. L’inchiesta, coordinata dal pm Giovanni Tarzia, è nata dalla denuncia del difensore di un pusher arrestato il 16 luglio scorso. Secondo l’accusa, gli indagati avrebbero simulato il fermo a Milano anziché a Corsico, falsificando gli atti dell’operazione. La Procura cerca ulteriori riscontri nell’analisi dei dispositivi sequestrati per chiarire l’ipotesi di un modus operandi ripetuto. Il gip Elio Sparacino, che ha emesso l’ordinanza, ha ipotizzato un “preciso modus operandi” e ha definito gli arrestati “infedeli servitori dello Stato”. La difesa, però, continua a sostenere che i fatti siano stati ricostruiti correttamente e che non vi siano elementi che possano confermare le accuse. La richiesta di una misura cautelare alternativa rimane al centro delle trattative, con l’auspicio di una decisione rapida.
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