AI e appetito per il rischio: come gli under 55 cambiano i loro investimenti

Gli under 55 preferiscono l’AI per gestire i rischi, aumentando l’esposizione a asset volatili.

Un gruppo di giovani investitori utilizza l'intelligenza artificiale per gestire i loro portafogli, aumentando l'esposizione al rischio
Un gruppo di giovani investitori utilizza l’intelligenza artificiale per gestire i loro portafogli, aumentando l’esposizione al rischio

La generazione under 55 sta trasformando radicalmente la gestione dei propri investimenti, preferendo l’intelligenza artificiale per gestire il rischio e aumentando l’esposizione a asset volatili. Questo cambiamento, sottolineato da uno studio del Deutsche Bank Research Institute, riflette una mutazione culturale e tecnologica che ha reso il rischio non solo accettabile, ma necessario per colmare il divario tra la realtà presente e l’immagine desiderata. I giovani investitori, in particolare, mostrano una forte preferenza per la delega totale delle operazioni di trading a sistemi automatici, un fenomeno che si osserva in diversi Paesi.

La generazione del “time billionaire”

Il concetto di “time billionaire” rappresenta una delle chiavi per comprendere questa evoluzione. Chi ha meno di 55 anni possiede una ricchezza temporale superiore a quella di molti multimilionari in denaro. Questa abbondanza di tempo futuro cambia radicalmente il calcolo del rischio. Per chi ha ancora decenni davanti a sé, una perdita temporanea pesa meno; il capitale può essere ricostruito. Di conseguenza, la propensione a incrementare l’esposizione azionaria e a asset più volatili risulta nettamente superiore rispetto alle generazioni più anziane. La fiducia nella tecnologia ha reso il rischio psicologicamente meno spaventoso. Quando un algoritmo può ribilanciare un portafoglio in tempo reale, gestire stop-loss dinamici e suggerire strategie basate su pattern complessi, la barriera all’ingresso nel mondo del rischio sofisticato si abbassa drasticamente. Inoltre, la fiducia nella tecnologia ha portato a un ottimismo quasi unanime sui rendimenti attesi nei prossimi anni.

Implicazioni per i mercati

Da un punto di vista macroeconomico, le implicazioni sono rilevanti. Se una fascia demografica ampia e destinata a diventare sempre più rilevante nei flussi di capitale decide di aumentare sistematicamente l’esposizione azionaria, di concentrarsi su asset volatili e di affidarsi a sistemi automatici, la struttura stessa della domanda di rischio cambia. I mercati potrebbero diventare più reattivi a shock improvvisi, perché le decisioni di vendita o di acquisto di milioni di portafogli gestiti da algoritmi simili possono sincronizzarsi.

La maggiore allocazione verso asset rischiosi potrebbe sostenere valutazioni elevate più a lungo. Creando un circolo di feedback positivo tra ottimismo generazionale e performance di mercato. Tuttavia, esiste un rovescio della medaglia che il rapporto non ignora. La delega all’AI riduce l’apprendimento esperienziale. Chi non ha mai vissuto un mercato orso prolungato senza la rete di sicurezza di un algoritmo rischia di non sviluppare quella memoria muscolare del rischio che le generazioni precedenti hanno acquisito a caro prezzo.

Questo fenomeno, chiamato “dream scrolling”, ha reso le aspettative di ricchezza futura disancorate rispetto a quelle delle generazioni precedenti. Molti dichiarano di ritenere necessario il doppio del patrimonio e il triplo dello stipendio per sentirsi “a posto”. In un contesto di questo genere, un portafoglio prudente appare insufficiente, quasi un atto di rinuncia. Il rischio elevato diventa non soltanto accettabile, ma necessario per colmare il divario tra la realtà presente e l’immagine desiderata.