Bambini scomparsi in Madagascar: il terrore del traffico di organi e la mancanza di risposte
Bambini scomparsi in Madagascar: traffico di organi e mancanza di risposte.

Da Antananarivo a Nosy Be, l’isola nell’isola, i bambini scompaiono nel nulla. La situazione, drammatica e preoccupante, si fa sempre più frequente e spaventosa. Secondo il report della polizia malgascia, nel solo anno sono state registrate 172 persone scomparse, di cui 91 bambini. Le famiglie, terrorizzate, non vedono più i loro figli tornare a casa. I rapimenti avvengono in gruppi o singolarmente, spesso in villaggi poveri, dove la povertà e l’assenza di servizi pubblici alimentano un contesto di estrema vulnerabilità. La regione, pur ospitando resort lussuosi per turisti che spendono 2.000 dollari a settimana, nasconde un lato oscuro: il traffico di organi e la sparizione di giovani, spesso legati a un sistema di ingiustizie e mancanza di opportunità.
La ferita del traffico di organi
«I rapimenti di bambini e di giovani sono una ferita: la conferma arriva dalle inchieste sul traffico internazionale di organi, è questo il motivo delle sparizioni», spiega don Luca Fornaciari, che ha realizzato un campus universitario per dare un futuro ai ragazzi della regione. L’ultimo caso, avvenuto a Nosy Be, ha visto due bambine di 8 e 13 anni scomparse senza traccia. La madre, testimone oculare, ha raccontato come le bambine siano state prelevate da qualcuno. «Ed è una cosa frequente: le famiglie hanno paura», aggiunge Claudio Orange, operatore umanitario che lavora con la onlus Support and Sustain Children.
La mancanza di risposte e la disoccupazione
I militari golpisti al potere, subentrati alla gestione del presidente Andry Rajoelina dopo la rivolta di ottobre 2025, appaiono inefficaci. Nonostante la mobilitazione di 1.500 funzionari di polizia in Antananarivo, il resto dell’isola rimane privo di difesa. «Quando le persone sentono che le inchieste non si muovono abbastanza velocemente e che i responsabili di questi crimini non vengono identificati, o sono sempre più sfacciati, la paura cresce ben oltre i casi individuali», commenta Ketakandriana Rafitoson, di Transparency International. La mancanza di risposte alimenta un senso di impotenza e di disperazione, soprattutto tra i giovani, che vedono sfumare le promesse fatte durante la rivolta.
La povertà, la mancanza di elettricità, l’acqua razionata e la disoccupazione sono una costante. «Tutto scorre come prima delle rivolte, anche peggio di prima», dice Arianna Martini, fondatrice della onlus Support and Sustain Children. Il golpe non ha spostato di una virgola il destino dei giovani, che continuano a vivere in condizioni di estrema precarietà. Mentre i resort di Nosy Be offrono comfort e lusso, i poveri vivono senza acqua e senza luce, con serate trascorse al buio e con poco cibo nel piatto.
Nonostante tutto, un progetto di sviluppo sta prendendo forma: il campus universitario A.L.B.A, realizzato grazie ai fondi dell’8 per mille, è un’esperienza di speranza. «Quello che siamo riusciti a fare è stato un miracolo e anche un grande impegno economico grazie alla Cei», spiega don Luca Fornaciari. La prossima scommessa è farne un polo di studi e ricerche sull’economia del mare, affinché l’isola possa essere davvero fonte di sviluppo e crescita, non più legata agli orrori dei traffici di esseri umani.
- 172 persone scomparse in un anno, 91 bambini
- Rapimenti di bambini legati al traffico di organi
- Disoccupazione e mancanza di risposte da parte delle autorità
- Progetti di sviluppo come il campus universitario A.L.B.A
La situazione in Madagascar è drammatica e richiede una risposta concreta. Il traffico di organi e la sparizione di bambini non sono solo un problema locale, ma un segnale di un sistema che non funziona. La speranza, però, si nutre di progetti come quelli realizzati da don Luca e da altre organizzazioni, che cercano di dare un futuro ai ragazzi della regione. La strada è lunga, ma la lotta per un futuro migliore non è mai stata abbandonata.
