Comitato Pastorale Calabrese: Dio non si converte a noi, ma siamo noi a doverci convertire
Comitato Pastorale Calabrese reagisce a dibattito su identità di genere e fede, sottolinea che Dio non si converte a noi.

Il Comitato Pastorale della Comunione Evangelica Calabrese ha espresso una posizione chiara e definita sul dibattito tra identità di genere e fede, rifiutando l’idea di un Dio che si adatti alle percezioni umane. La nota, diffusa il 29 luglio 2026, sottolinea che Dio non si converte a noi, ma siamo noi a doverci convertire a Lui, attraverso il sacrificio di Cristo. La posizione è stata resa nota in seguito a un dibattito pubblico svoltosi il 24 luglio, durante il quale è emerso un dibattito tra tradizione e fede, tra orientamenti sessuali e interpretazioni bibliche.
Identità di genere e fede: un dibattito in movimento
Il Comitato Pastorale ha espresso perplessità di fronte a domande come “Se Dio ci ha fatto a sua immagine e somiglianza, allora quale Dio ha creato le persone queer?” e ha rifiutato l’affermazione che “sicuramente Dio è queer”. Secondo i pastori, questa visione non è conforme al Vangelo, ma rappresenta una distorsione della natura divina. La fede cristiana, per i membri del Comitato, non è una tradizione, ma un’identità basata sul Vangelo di Gesù Cristo, che ha insegnato e trasmetto una verità sacra.
La fede cristiana non è una questione di autodeterminazione, ma di conversione e pentimento.
La nota sottolinea che Dio non è né maschio né femmina, né uomo né donna, ma ha una personalità interiore ben definita. Secondo i pastori, Dio ha creato l’uomo e la donna come due generi sessuali distinti, attribuendo a ciascuno una parte del carattere genitoriale. Non è Dio che deve somigliare a noi, ma siamo noi a doverci lasciare modellare da Lui, come argilla nelle mani di un vasaio. La conversione, quindi, non è un atto di Dio, ma un processo che dobbiamo compiere attraverso il sacrificio di Cristo.
Dio non si converte a noi, ma siamo noi a doverci convertire
Il Comitato Pastorale ha anche sottolineato che il principio biblico “Dio fece l’uomo a propria immagine” è stato ribaltato in una visione in cui l’uomo si fa un Dio a sua immagine. Questo, secondo i pastori, porta a una distorsione della verità e a una perdita di senso della fede. La fede cristiana, per loro, non è una questione di autodeterminazione, ma di conversione e pentimento, attraverso il sacrificio di Gesù Cristo.
La conversione non è un atto di Dio, ma un processo che dobbiamo compiere.
Il Comitato Pastorale ha ricordato che esistono cristiani biblici, che non si basano su tradizioni, ma su fondamenti teologici ispirati alle Sacre Scritture. La fede cristiana, per i pastori, è un’identità evangelica, basata sul Vangelo di Gesù Cristo, e non può essere ridotta a una semplice pratica religiosa. La fede cristiana, quindi, non è una questione di orientamento sessuale, ma di conversione e pentimento. Il Comitato Pastorale ha chiuso la nota con un appello a rassegnarsi senza ulteriori tentativi, poiché Dio non si converte a noi. La conversione, per loro, è un atto che dobbiamo compiere, attraverso il sacrificio di Cristo, per poter godere della purezza e della verità che possono procedere solo da Lui.
