Ilva, l’UE deve essere coinvolta. La cordata italiana non basta
Ilva, la cordata italiana non basta. Il ministro Urso e Bianchi chiedono coinvolgimento europeo.

Ilva, la situazione è in una fase cruciale. Il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, ha sottolineato che gli altiforni e l’area a caldo non potranno più essere riattivati, un fatto che ha reso necessario un nuovo approccio alla gestione del sito. La crisi, che ha visto tentativi di diversi gruppi, tra cui Flacks Group e Jindal Steel, si è conclusa con l’attuale proposta di una cordata italiana, ma il professor Patrizio Bianchi, economista e ex ministro dell’Istruzione, ha chiarito che questa non è sufficiente da sola. La questione, che riguarda non solo Taranto ma l’intero settore siderurgico italiano, richiede un coinvolgimento dell’Unione europea per trovare una soluzione duratura.
La cordata italiana non basta
La proposta di una cordata italiana, sebbene promettente, non risolve da sola i problemi legati alla decarbonizzazione e alla sostenibilità del settore. Il professor Bianchi ha sottolineato che ogni attore cerca di affrontare il problema in modo frammentato, senza considerare l’intero contesto. La situazione, inoltre, è complessa e richiede un piano di politica industriale che coinvolga l’intera Europa. La decarbonizzazione dell’impianto, con l’ingresso dell’agenzia pubblica e lo stanziamento di due miliardi, è un passo importante, ma non basta a garantire un futuro sostenibile per l’industria italiana.
La soluzione non può essere limitata a un’operazione locale o regionale, ma deve coinvolgere l’Unione europea e i grandi player internazionali. La gestione di Jindal a Piombino ha sollevato perplessità, ma non si può escludere un operatore mondiale come Jindal. Il governo deve verificare non solo la proposta di acquisto, ma soprattutto quella di sviluppo. La trasformazione dell’impianto da carbone a elettrico richiede tecnologie all’avanguardia, e la sola cordata italiana non è sufficiente. La partecipazione di Invitalia e Jindal è necessaria per garantire un piano di sviluppo sostenibile.
Un piano europeo per il futuro
La questione dell’acciaio non è solo italiana, ma europea. La produzione di acciaio è fondamentale per l’industria, e senza una siderurgia forte e competitiva, non è possibile alcun tipo di sviluppo industriale. La Ceca, negli anni Cinquanta, fu una delle basi della costruzione dell’Europa, e oggi la stessa sfida richiede una visione a lungo termine. Il governo, pur avendo accesso a spazi di manovra, non ha ancora dato una risposta definitiva. La crisi dell’Ilva, che ha visto l’intervento della magistratura e la mancanza di una strategia chiara, dimostra come la mancanza di programmazione a lungo termine abbia portato a fallimenti ripetuti.
La situazione dell’Ilva rappresenta un’opportunità per il settore siderurgico italiano, ma solo se affrontata in modo integrato e strategico. La mancanza di una visione europea e la frammentazione delle soluzioni hanno portato a un deficit di programmazione che ha danneggiato il settore. Il governo deve agire con determinazione, coinvolgendo l’Unione europea e i grandi attori internazionali, per garantire un futuro sostenibile per l’industria italiana.
La decarbonizzazione dell’impianto richiede un piano chiaro e concreto.
La partecipazione di enti pubblici e aziende internazionali è necessaria.
