Inflazione in calo, ma i prezzi non tornano indietro: il costo della guerra continua
L’inflazione italiana cala, ma i prezzi non scendono. L’Italia paga il conto della guerra.

Un calo dell’inflazione, ma i prezzi non tornano indietro
L’inflazione italiana è scesa a luglio per il secondo mese consecutivo, attestandosi al 2,8%, in linea con la media dell’Eurozona al 2,9%. Il dato, diffuso dall’ISTAT, segna un miglioramento rispetto al 3% di giugno, ma non indica un ritorno al prezzo precedente. I prezzi al consumo, pur essendo in calo su base annua, continuano a salire nel mese, con un aumento del 0,2% rispetto a giugno. La sensazione di un aumento generalizzato dei prezzi non è frutto di una percezione errata, ma riflette l’effetto della guerra tra Stati Uniti e Iran, che ha portato a un incremento del 2,2% nel periodo marzo-luglio. Il calo dell’inflazione non significa che i prezzi siano tornati al livello precedente.
Il costo della guerra si sente ancora
I rincari non si limitano ai beni energetici, ma si estendono a settori come la ristorazione, l’accoglienza e l’intrattenimento, che in estate registrano aumenti quasi automatici. Il governo Meloni ha reintrodotto temporaneamente lo sconto sulle accise per il diesel per calmierare i prezzi alla pompa, che erano saliti sopra i 2 euro al litro a causa delle tensioni nel Golfo. Se i prezzi di petrolio e gas rimanessero elevati, il rischio è che l’inflazione torni a salire, anche su base annua. La deflazione o l’inflazione negativa, pur rari, non sono escluse, ma richiederebbero un calo significativo e sostenibile dei prezzi. La guerra continua a influenzare i prezzi, anche se l’inflazione si è fermata.
L’Italia consuma la media di 1,24 milioni di barili al giorno di petrolio, la stessa quantità della Spagna, ma a fronte di una popolazione di quasi il 20% più alta. Questo indica un consumo pro-capite inferiore rispetto a paesi come la Germania, che consuma il 10% in più. L’efficienza energetica, insieme alla stabilità valutaria offerta dall’euro, ha contribuito a mantenere l’inflazione sotto controllo. Negli ultimi 5 anni, i prezzi al consumo sono aumentati del 20%, in linea con la media europea. L’Italia, pur avendo una storia di instabilità dei prezzi, ha migliorato la sua posizione grazie a questi fattori.
La situazione non è in miglioramento immediato, ma la stabilità dei prezzi al consumo e l’efficienza energetica hanno giocato un ruolo chiave nel contenere l’inflazione. Per i consumatori, il calo dell’inflazione non significa un ritorno al prezzo precedente, ma un rallentamento della crescita dei prezzi. Il costo della guerra, pur non essendo più in crescita, rimane un fattore determinante nel contesto economico italiano.
La sensazione che un po’ tutto sia rincarato negli ultimi mesi non è frutto di un’errata percezione. Nel periodo marzo-luglio, cioè da quando è in corso la guerra tra Stati Uniti e Iran, i prezzi sono aumentati nel nostro Paese del 2,2%. Il governo ha adottato misure per calmierare i prezzi, ma il rischio è che i rincari si consolidino.
La regola dei 2 anni che protegge i risparmiatori è un elemento di sicurezza per i cittadini, ma non basta a far tornare i prezzi indietro. L’Italia, pur avendo un consumo di petrolio simile a quello della Spagna, ha una popolazione più elevata, il che contribuisce a una maggiore efficienza energetica. Questo aspetto, insieme alla stabilità valutaria, ha aiutato a mantenere l’inflazione sotto controllo. In sintesi, il calo dell’inflazione non equivale a un ritorno al prezzo precedente. I prezzi al consumo continuano a salire, e il costo della guerra rimane un fattore determinante. La situazione non è in miglioramento immediato, ma la stabilità dei prezzi e l’efficienza energetica hanno giocato un ruolo chiave nel contenere l’inflazione.
