Le tele protette dal feltro: una galleria di Teheran resiste alla guerra

Una mostra iraniana racconta come l’arte si adatta alla guerra, protetta da strati di feltro.

Una galleria di Teheran mostra opere protette da feltro, in mezzo a bombardamenti e distruzione
Una galleria di Teheran mostra opere protette da feltro, in mezzo a bombardamenti e distruzione

Una mostra nata in mezzo alla guerra

Nel cuore di Teheran, una galleria indipendente ha ospitato una mostra che racconta la resistenza dell’arte in un contesto di guerra. La mostra, intitolata *This is a Painting Exhibition*, è nata durante il conflitto con Israele e Stati Uniti, iniziato il 28 febbraio 2026. L’arte contemporanea iraniana, soprattutto nella sua dimensione indipendente, si regge in buona parte sulle relazioni tra le persone che ne fanno parte: artisti, curatori, ricercatori e galleristi che avanzano grazie a legami di fiducia costruiti nel tempo.

La guerra ha reso la vita quotidiana in Iran estremamente fragile. Mentre i media internazionali hanno concentrato l’attenzione sui bombardamenti e sulla distruzione, la scena artistica ha trovato modi per sopravvivere. L’artista Jahanshir, che ha curato la mostra, ha lasciato la città durante gli attacchi e ha lasciato le sue opere nello studio. Nei giorni più incerti, Parsa, suo amico e curatore, gli chiedeva spesso cosa ne sarebbe stato dei quadri lasciati lì. Jahanshir rispondeva sempre: «Non preoccuparti, le opere sono al sicuro».

Le tele protette da strati di feltro

Le tele erano avvolte in più strati di feltro, protette fino quasi a scomparire alla vista. Un gesto nato da una necessità concreta, limitare i danni possibili della guerra, che una volta varcata la soglia della galleria ha assunto un significato ulteriore. I dipinti sono stati esposti mantenendo l’allestimento consueto. L’unico elemento a mutare era che ogni quadro restava coperto dallo stesso feltro impiegato in studio. Ciò che si offriva allo sguardo non era più la pittura ma il materiale che la custodiva.

Il feltro finisce così per diventare parte integrante dell’esperienza dell’opera. La copertura altera il rapporto tra il dipinto e chi guarda, sospende l’accesso diretto all’immagine e, in quella sospensione, muta la presenza nascosta della tela in qualcosa di inedito da osservare. La galleria non si limitava a ospitare i lavori: ne era divenuta parte.

Anche Didar Gallery porta addosso i segni di quei mesi. Una parte del soffitto è crollata durante il conflitto, sulle pareti sono comparse delle crepe. La mostra si è svolta proprio lì, in uno spazio che custodiva fisicamente le tracce di quanto era accaduto. La storia di Jahanshir è solo un esempio tra tanti. In Iran ne esistono molte di storie simili, che finiscono per perdersi tra le notizie dominate dalla guerra, perché difficili da far entrare in quel tipo di racconto.

Molti artisti continuano a produrre, le gallerie indipendenti riprendono ad allestire mostre e i curatori portano avanti i propri percorsi di ricerca. L’incertezza è ormai una condizione con cui fare i conti. E l’arte, come la vita che la circonda, trova comunque il modo di proseguire. *This is a Painting Exhibition* racconta una storia precisa: alcune tele protette dalla guerra, un gesto nato dalla necessità. Ma apre anche su qualcosa di più ampio: un sistema culturale che continua a produrre immagini e pensiero mentre attraversa il proprio presente.