Italia chiede flessibilità UE per energia e difesa: 36 miliardi in tre anni

Italia chiede flessibilità UE per energia e difesa: 36 miliardi in tre anni

Governo italiano chiede flessibilità UE per energia e difesa, con progetti da 36 miliardi in tre anni
Governo italiano chiede flessibilità UE per energia e difesa, con progetti da 36 miliardi in tre anni

L’Italia ha aperto il dibattito sulla richiesta di flessibilità alla UE per coprire spese in materia di energia e difesa, con un piano che potrebbe arrivare a 36 miliardi di euro in tre anni. La decisione, annunciata il 6 agosto 2026, è parte del primo passo della manovra finanziaria per il 2027, che non include tagli fiscali o nuovi bonus, ma si concentra su una scelta politica più scomoda: aprire uno spazio aggiuntivo per le spese di emergenza energetica e per il riarmo. Il governo, guidato da Giorgia Meloni, ha tracciato il perimetro entro cui costruirà la sua ultima legge di bilancio prima delle elezioni, ma non ha ancora presentato un progetto dettagliato.

Scostamento per energia e difesa: un piano in discussione

La richiesta di flessibilità, che potrebbe permettere all’Italia di uscire in anticipo dalla procedura per deficit eccessivo, è legata a una scelta strategica del ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, che ha sottolineato l’importanza di mantenere il rigore finanziario. La dimensione effettiva dello scostamento sarà definita in ottobre, dopo il passaggio europeo e la verifica se l’Italia potrà uscire in anticipo dalla procedura. L’obiettivo è spostare fuori dal normale sentiero di spesa una parte degli oneri energetici e militari, per aprire margini in una legge di bilancio altrimenti compressa dal debito e dalle regole europee.

Il governo ha aperto il cantiere senza ancora presentare il progetto, e Giorgetti ne custodisce i vincoli, mentre Meloni ne rivendica la direzione politica. La scommessa è trasformare la flessibilità europea in un margine di sovranità finanziaria senza disperderla in spesa improduttiva. La decisione è legata a una battaglia condotta da Meloni in Europa, che ha posto la questione in termini netti: «La deroga al Patto prevista per la difesa va estesa anche alla crisi energetica». Bruxelles ha aperto a questa impostazione, e Palazzo Chigi può ora presentare la flessibilità non soltanto come il prezzo del riarmo europeo, ma come uno strumento per proteggere famiglie e imprese dai costi dell’energia.

Un confronto politico complesso

La decisione ha suscitato reazioni da parte delle opposizioni. Il Pd contesta l’assenza di indicazioni sulle misure, mentre il M5s rifiuta l’idea di utilizzare un euro per il riarmo. Il rischio è chiaro: trasformare la deroga in nuovo debito senza crescita, oppure usare la difesa come copertura politica di una manovra priva di vere scelte industriali. Il governo, però, ha confermato la volontà di procedere «con determinazione nell’attuazione del programma di governo», dopo aver riunito Salvini, Tajani e Lupi per rafforzare la posizione.

La flessibilità europea potrebbe diventare un margine di sovranità finanziaria, ma la scommessa è trasformarla in un strumento produttivo, senza disperderla in spesa improduttiva. Il governo, però, non ha ancora presentato il progetto dettagliato, e il dibattito si concentrerà su quanta flessibilità sarà effettivamente utilizzata, quanta andrà a bollette, infrastrutture e sicurezza energetica, e quanta alla difesa. Soprattutto, si chiederà quali spese ordinarie potranno essere liberate per salari, famiglie, sanità e crescita.