L’effetto dei farmaci sul cibo: un calo di 25% nell’export agroalimentare italiano
L’export agroalimentare italiano registra un calo del 25% a valore negli Stati Uniti, legato all’uso di farmaci per la perdita di peso.

Nei primi quattro mesi del 2026, le principali categorie del made in Italy alimentare hanno registrato una contrazione complessiva vicina al 25% a valore sul mercato statunitense, secondo i dati dell’Us Census Bureau elaborati da Agrisole. Il calo, che colpisce settori come la pasta, il vino e l’olio d’oliva, ha suscitato preoccupazioni nel settore agroalimentare italiano, nonostante le tariffe e le scorte siano state indicate come fattori principali. Tuttavia, un’analisi più approfondita suggerisce che un’altra causa potrebbe essere in atto: l’uso crescente di farmaci per la perdita di peso, come Ozempic e Wegovy, che sembrano influenzare i comportamenti alimentari dei consumatori americani.
Un consumo in cambiamento
Secondo un’indagine PwC condotta dal 4 al 9 maggio 2026 su 3.089 consumatori, il 61% degli utilizzatori di farmaci agonisti del recettore GLP-1 compra meno dolci e il 56% meno snack salati, mentre il 44% acquista più frutta e verdura fresca e il 35% più proteine confezionate. Questi dati indicano un cambiamento nella dieta americana, con una riduzione del consumo di alimenti ad alto contenuto calorico e un aumento di prodotti più salutari. La spesa per famiglia nella ristorazione veloce cala dell’8,7%, con una riduzione particolare per la pizza, il pollo e i panini.
Le scorte di pasta, accumulate nel 2025 a causa del front loading, stanno ora essere smaltite, con un calo del 12% a volume nel primo trimestre 2026. Tuttavia, il calo complessivo del 25% a valore suggerisce che la domanda sottostante sta diminuendo. L’olio d’oliva, che ha visto un calo del 40% a valore, ha dinamiche proprie legate ai prezzi e alle campagne di raccolta, e non è direttamente collegato al fenomeno osservato. Al contrario, le conserve di pomodoro, che cedono solo il 2%, indicano una diversa reazione al mercato.
Le dinamiche del mercato
Il calo del consumo di prodotti ad alta densità calorica, come la pasta e i prodotti da forno, sembra essere legato all’uso di farmaci per la perdita di peso, che riducono il “rumore di fondo del cibo”. Questi farmaci, in particolare, sembrano influenzare le abitudini alimentari, riducendo la frequenza e la quantità di consumo di snack e alimenti confezionati. La domanda per prodotti come i surgelati, ad esempio, ha visto un calo del 3% nella spesa, mentre prodotti come l’yogurt greco e la carne essiccata registrano un aumento.
La domanda per prodotti ad alta densità calorica, come la pasta e i salumi, sembra essere in declino, mentre cresce la richiesta di prodotti più leggeri e salutari. Secondo PwC, il 35% degli utilizzatori chiede porzioni più piccole a un prezzo proporzionalmente ridotto, e il 32% preferisce mezze porzioni o piatti condivisi senza sovrapprezzo. Questo indica un cambiamento nel formato dei prodotti, che l’industria italiana, tradizionalmente orientata al formato famiglia, deve affrontare. La domanda esplicita per un formato diverso rappresenta un problema di prodotto, non solo di barriera commerciale.
Sebbene il posizionamento italiano sul mercato americano rimanga solido, con un export agroalimentare superiore a 67 miliardi di euro nel 2025, la redditività del settore è in difficoltà. Una parte dei maggiori costi viene trasferita ai consumatori, ma una quota rilevante continua a gravare sui produttori e sugli operatori della distribuzione, comprimendo i margini nei segmenti premium. Il negoziato che il comparto sta conducendo a Washington risolverà solo metà del problema, se non si affrontano le dinamiche del consumo in atto.
