Lavoro agile e disparità di genere: quando la priorità cambia il reddito delle madri

Lavoro agile e disparità di genere: il reddito delle madri aumenta con la priorità. Studio italiano sull’efficacia del lavoro da remoto.

Il lavoro agile, quando la priorità fa la differenza, si rivela un strumento efficace per ridurre le disparità di genere nel mercato del lavoro, ma solo in contesti in cui le condizioni organizzative e tecnologiche lo permettono. Lo dimostra uno studio condotto da Maria De Paola, professore di Politica Economica all’Università della Calabria, e da altri ricercatori, che analizza l’impatto del lavoro da remoto sulle madri con figli vicini ai 12 anni. Secondo i dati, in quelle regioni e comuni con connessioni internet più veloci, il reddito delle madri aumenta del 1-2,3 per cento, grazie al diritto alla priorità previsto dalla normativa italiana sul lavoro agile, in vigore dal 2017.

La priorità e la flessibilità: un’arma per le madri

La priorità per il lavoro da remoto, riconosciuta a genitori con figli di età inferiore ai 12 anni, si rivela un fattore chiave per migliorare la condizione economica delle madri. Lo studio mostra che, in contesti in cui il lavoro agile è diffuso, il vantaggio economico aumenta, con un incremento del reddito annuale che varia tra l’1 e il 2,3 per cento. Questo effetto, tuttavia, non si osserva in tutti i contesti: in imprese con un basso ricorso al lavoro da remoto, i benefici sono minimi o inesistenti. La figura 1 del paper mostra chiaramente come, in imprese ad alta intensità di lavoro agile, la discontinuità positiva nelle retribuzioni delle madri emerge chiaramente alla soglia dei 12 anni.

Le condizioni tecnologiche e organizzative: il fattore decisivo

La diffusione del lavoro agile nelle imprese, la compatibilità delle mansioni e la disponibilità di infrastrutture digitali sono elementi cruciali per l’efficacia delle politiche di flessibilità. Secondo l’analisi, il lavoro da remoto non basta da solo a ridurre le disparità di genere: è necessario che le imprese offrano le condizioni per utilizzare effettivamente la flessibilità. Inoltre, la priorità non è sufficiente a garantire l’accesso al lavoro da remoto, se non si hanno le risorse tecnologiche e organizzative per sfruttarla. Questo implica che, sebbene il lavoro agile possa contribuire a ridurre la penalizzazione associata alla maternità, non può sostituire politiche più ampie per la conciliazione tra lavoro e famiglia.

La ricerca sottolinea che, in contesti con connessioni internet più veloci, i benefici del lavoro agile per le madri sono più evidenti. Questo suggerisce che la qualità delle infrastrutture digitali gioca un ruolo fondamentale nella capacità di sfruttare le opportunità offerte dal lavoro da remoto. Inoltre, i risultati mostrano che i benefici non si limitano alla sola fase iniziale della maternità, ma si estendono anche a quando i figli crescono, indicando che la flessibilità può continuare ad avere un impatto significativo nel lungo periodo.

Le politiche di conciliazione: un’alternativa non sostituibile

Sebbene il lavoro agile possa rappresentare uno strumento per ridurre le disparità di genere, non può sostituire altre politiche di conciliazione. Servizi per l’infanzia, un sistema di congedi che favorisca una più equilibrata distribuzione del lavoro di cura e condizioni che non penalizzino le responsabilità familiari nei percorsi di carriera sono altrettanto importanti. L’efficacia delle politiche di flessibilità dipende, infatti, non solo dal diritto alla priorità, ma anche da una serie di fattori che vanno oltre il lavoro da remoto, come la disponibilità di supporti familiari e la qualità dei servizi sociali.

La ricerca di Maria De Paola e dei suoi colleghi conferma che il lavoro agile, quando accompagnato da condizioni organizzative e tecnologiche adeguate, può contribuire a ridurre le disparità di genere. Tuttavia, per ottenere effetti concreti, è necessario che le imprese e i sistemi pubblici offrano un ambiente favorevole alla conciliazione. Solo in questo modo, il lavoro agile potrebbe diventare un vero strumento di inclusione e equità nel mercato del lavoro.