Il male non è genetico, ma è il frutto di una società che non si preoccupa

Gioacchino Criaco spiega come il male nasce da una scarsa attenzione sociale e non da una natura intrinseca.

Un uomo legge un libro mentre un ragazzo si siede accanto a lui in una biblioteca, simbolo di speranza e conoscenza
Un uomo legge un libro mentre un ragazzo si siede accanto a lui in una biblioteca, simbolo di speranza e conoscenza

Il male non è genetico, ma è il frutto di una società che non si preoccupa

Gioacchino Criaco, autore e giurista, torna a parlare dei cattivi con un nuovo romanzo, “Dove canta il cuculo”, ispirato al mito dell’uccello che ruba il nido. L’opera, pubblicata da Piemme, si sviluppa tra l’Aspromonte, Milano, Toronto e Acapulco, raccontando la vita di Gino, un ragazzo che vive in un mondo segnato da devianza e abbandono. Criaco spiega che il male non è una caratteristica innata, ma nasce da un’assenza di attenzione sociale, un’ignoranza che si trasforma in una forma di abbandono. L’autore sostiene che il male non è genetico, ma è il frutto di una società che non si preoccupa di educare e di offrire opportunità.

La scuola, la biblioteca e il potere delle donne

L’autore ha spiegato che la sua decisione di tornare a scrivere su temi di devianza e abbandono è legata a un’esperienza personale: da ragazzo, ha frequentato una biblioteca comunale a Africo, in Calabria, dove ha trovato la chiave per comprendere il mondo. La biblioteca, diretta da una giovane donna intelligente, lo ha guidato verso la lettura e la conoscenza, elementi che oggi sembrano scomparsi. Criaco sostiene che la scuola e la biblioteca siano fondamentali per la formazione di una società consapevole, ma oggi, con l’espansione dei social media, i ragazzi si allontanano da questi spazi. La scuola, a suo avviso, non è più in grado di offrire le opportunità necessarie per costruire un futuro migliore.

La scuola e la biblioteca sono i luoghi dove si costruisce la conoscenza e la speranza. Nel romanzo, la figura femminile emerge come una forza di sopravvivenza. Criaco osserva che le donne, pur vivendo in contesti difficili, costruiscono quotidianità e offrono una via di scampo al maschio in crisi. “Gli uomini sognano grandezze e realizzano tragedie. Le donne costruiscono quotidianità prima di badare ai sogni”, afferma l’autore. Questa visione è anche una critica all’Occidente, che si è spostato verso un’ignoranza e un nichilismo che non offre alternative ai giovani. La donna, in questo contesto, rappresenta una forma di resistenza e di speranza.

La storia di Gino, il protagonista, è un esempio di come la mancanza di attenzione sociale possa portare a scelte sbagliate e a un destino di violenza e abbandono. L’autore spiega che il male non è un’entità a sé, ma un prodotto di contesti in cui non si investe, non si educa e non si offre una via di uscita. Criaco mette in luce la fragilità del maschio moderno, che vive in un mondo in cui la scuola non è più un’istituzione capace di offrire opportunità e la società non si preoccupa di educare. Gino vive una vita predestinata, priva di speranza, e si sente condannato fin dalla nascita.

La scuola e la biblioteca sono i luoghi dove si costruisce la conoscenza e la speranza.

“Dove canta il cuculo” è un romanzo che si distingue per il suo punto di vista unico: il male parla in prima persona. Criaco ha spiegato che questa scelta è intenzionale, poiché permette di comprendere meglio il pensiero dei cattivi e di agire di conseguenza. “Se ti sposti verso il punto di vista dei cattivi, hai una spiegazione veritiera di quello che loro pensano e puoi agire di conseguenza”, ha detto l’autore. Questo approccio, però, non è facile: richiede di crescere in ambienti difficili, di sospendere il giudizio morale e di comprendere le convinzioni dei cattivi. L’obiettivo è educare, prevenire e offrire strumenti per una società più consapevole.