Mattia Minguzzi, 14 anni ucciso in Turchia: il padre chiede una legge per i minorenni

Il padre di Mattia Minguzzi, ucciso in Turchia, annuncia una legge in suo nome.

Un padre e un figlio in Turchia, un ragazzo ucciso in un mercato, una legge approvata in Parlamento
Un padre e un figlio in Turchia, un ragazzo ucciso in un mercato, una legge approvata in Parlamento

Una legge nel nome di Mattia

Il padre di Mattia Minguzzi, ucciso a 14 anni in Turchia, ha annunciato che la sua morte ha dato vita a una legge che ora porta il suo nome. Dopo un anno e mezzo dall’omicidio, il Parlamento turco ha approvato una riforma della giustizia minorile, nota come “Legge Minguzzi”, che prevede pene più severe per i reati gravi commessi da minorenni, nuove regole sulla detenzione e una stretta sulla vendita di coltelli e oggetti pericolosi agli under 18.

Una tragedia che ha cambiato il Paese

Mattia Minguzzi, figlio dello chef Andrea Minguzzi e della violoncellista turca Yasemin Akincilar, è stato accoltellato nel febbraio 2025 in un mercato di Istanbul. La sua morte ha scatenato una forte reazione sociale e politica in Turchia, portando a una serie di arresti e a un impegno concreto del governo. Il padre, Andrea Minguzzi, ha sottolineato che la sua famiglia aveva sempre creduto in un cambiamento, ma la tragedia di Mattia ha reso il loro desiderio una realtà.

Se domani anche un solo bambino tornerà a casa dalla propria madre perché qualcosa nella società, nella prevenzione o nella legge è cambiato dopo Mattia, allora una piccolissima parte di questo dolore immenso avrà trovato un senso. La legge, secondo il padre, è un punto di partenza, non un punto di arrivo. La vera vittoria sarà costruire una società in cui un ragazzo non arrivi mai a prendere un coltello per togliere la vita a un altro. Lavorare sull’educazione, sulle famiglie, sulla scuola e sul disagio giovanile è essenziale per prevenire futuri episodi di violenza. Non abbiamo mai pensato che il nostro dolore valesse più di quello degli altri.

Mattia, nato dall’incontro tra Italia e Turchia, portava dentro di sé due culture, due identità che convivevano naturalmente. Il padre ha spiegato che questa unicità ha contribuito a far superare la sua storia i confini, anche se altre tragedie non sono riuscite a ottenere lo stesso impatto. La sua morte ha dato visibilità a una causa che, per anni, era rimasta inascoltata. Il padre ha espresso la sua soddisfazione per il cambiamento legislativo, ma ha anche ricordato che nessuna legge potrà restituire a lui e alla moglie il figlio. La legge, secondo lui, è un punto di partenza, non un punto di arrivo. La vera vittoria sarà costruire una società in cui un ragazzo non arrivi mai a prendere un coltello per togliere la vita a un altro. Lavorare sull’educazione, sulle famiglie, sulla scuola e sul disagio giovanile è essenziale per prevenire futuri episodi di violenza.

Il padre ha concluso dicendo che Mattia, senza averlo scelto, è diventato qualcosa che va oltre la sua famiglia. Un ragazzo nato dall’incontro tra due Paesi, che attraverso il più ingiusto dei sacrifici ha unito ancora di più questi due mondi. La sua storia, pur dolorosa, ha dato una voce a chi non aveva voce, e ha spinto una società intera a interrogarsi e a cambiare.