Ragazza investita a Vibo Valentia: la famiglia chiede interventi istituzionali
Famiglia di ragazza investita a Vibo Valentia chiede interventi istituzionali per migliorare sistema sanitario e sicurezza stradale.

Una famiglia di Vibo Valentia ha rivolto un appello alle istituzioni dopo che la loro figlia, una giovane pianista, è rimasta gravemente ferita in un incidente stradale. La 23enne, Andrea Minasi, è stata investita sulle strisce pedonali il 28 luglio e ricoverata in terapia intensiva in condizioni critiche. La famiglia, attraverso una lettera aperta, ha chiesto interventi per migliorare il sistema di emergenza e la sicurezza stradale, auspicando un cambiamento per evitare che altre famiglie vivano lo stesso dolore.
Tempi di soccorso e richieste di rafforzamento
Il punto centrale della lettera riguarda i tempi dell’intervento dei soccorsi. Secondo quanto raccontano i familiari, l’ambulanza sarebbe arrivata dopo circa cinquanta minuti dall’incidente. Un’attesa vissuta come interminabile, durante la quale sarebano stati fondamentali l’intervento della zia, che conosce le tecniche di primo soccorso, e quello di una pediatra di passaggio che si sarebbe fermata per prestare assistenza alla ragazza fino all’arrivo dei sanitari.
La famiglia, però, chiarisce un aspetto: «Questa non è una battaglia contro i medici. Non è una battaglia contro gli infermieri. Non è una battaglia contro gli operatori del 118». Al contrario, nella lettera viene espresso apprezzamento per il lavoro quotidiano degli operatori sanitari, spesso costretti a operare in condizioni difficili. La contestazione riguarda il sistema organizzativo. «La sopravvivenza di una persona non può dipendere dalla fortuna – scrivono i familiari – deve dipendere da un sistema capace di intervenire rapidamente ed efficacemente».
Un appello per una Calabria migliore
Andrea, raccontano nella lettera, è una giovane che aveva scelto di restare nella propria terra. Pianista, studentessa del Conservatorio “Fausto Torrefranca” di Vibo Valentia, prossima al diploma, aveva deciso di costruire qui il proprio futuro. Una scelta controcorrente in una regione dove tanti giovani sono costretti a partire. Il dramma è iniziato il 28 luglio alle 13.45, quando la sua vita è cambiata improvvisamente. Da allora Andrea lotta in un letto di Terapia intensiva, mentre la famiglia vive sospesa tra speranza e paura.
«Andrea deve vivere. E da Andrea deve rinascere la speranza di una Calabria migliore e di un’Italia che protegga davvero i propri cittadini», scrivono i familiari. Nella lettera trova spazio anche il ringraziamento rivolto all’Arma dei Carabinieri, descritta come una presenza vicina non solo nelle attività investigative ma anche sul piano umano. «Abbiamo visto uno Stato presente», sottolineano i familiari, auspicando che la stessa vicinanza possa arrivare da tutte le istituzioni.
Richieste rivolte ai rappresentanti politici
Da qui le richieste rivolte ai rappresentanti politici. Al presidente della Regione Roberto Occhiuto viene chiesto un rafforzamento della rete dell’emergenza-urgenza calabrese, con più personale, mezzi, una migliore organizzazione e un sistema di elisoccorso in grado di garantire interventi rapidi. Alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni viene invece chiesto di affrontare il problema nazionale della carenza di medici, intervenendo sulla programmazione del fabbisogno e sulla formazione dei professionisti sanitari. Un capitolo della lettera è dedicato anche alla sicurezza stradale. La famiglia invoca un piano nazionale per rendere più sicuri gli attraversamenti pedonali, aumentare l’illuminazione e i controlli, introdurre interventi mirati nei punti a rischio e rafforzare l’educazione stradale. «Noi non chiediamo vendetta – scrivono i familiari – chiediamo prevenzione». L’obiettivo dichiarato è quello di evitare che altre famiglie possano vivere lo stesso dolore.
