Rifugi climatici a Napoli: dove cercare sollievo nel caldo estremo

In un’estate caldissima, i rifugi climatici di Napoli diventano luoghi di salvezza per chi non ha accesso a condizionatori. Dati e testimonianze svelano le sfide.

Un anziano si rilassa in un parco ombreggiato, mentre un'area urbana è esposta al sole. L'immagine mostra la differenza tra spazi freschi e caldi in un'area metropolitana
Un anziano si rilassa in un parco ombreggiato, mentre un’area urbana è esposta al sole. L’immagine mostra la differenza tra spazi freschi e caldi in un’area metropolitana

Nel caldo estremo che ha colpito l’Italia a luglio 2026, i rifugi climatici di Napoli si sono rivelati una risorsa cruciale per chi non ha accesso a condizionatori o non può restare a casa. Circa sessanta spazi, tra parchi, biblioteche, chiese e la stazione centrale, sono stati individuati come luoghi in cui cercare sollievo durante le ondate di calore. L’orto botanico, con novemila piante, è uno dei pochi spazi in cui l’aria è significativamente più fresca rispetto alle strade vicine. Tuttavia, la realtà non sempre si sposa con le mappe online: a mezzogiorno, gran parte dei parchi è esposta al sole e nessuno sembra usarli per ripararsi dal caldo.

Un’alternativa pubblica per chi non può restare a casa

La mappa dei rifugi climatici è nata grazie al lavoro dell’associazione Cleanap e successivamente adottata dal comune di Napoli in collaborazione con l’università Federico II. L’obiettivo è offrire un’alternativa pubblica a chi non può restare a casa o non ha accesso a sistemi di raffreddamento. “Non ci si può limitare a individuare gli spazi disponibili: bisogna capire dove si trovano le persone più vulnerabili”, spiega Carmen Guida, ricercatrice dell’università Federico II. La distribuzione dei rifugi sul territorio, l’accessibilità e la segnaletica sono elementi chiave per garantire che chi ne ha bisogno possa raggiungerli.

La mancanza di segnaletica e orari limitati riduce l’efficacia dei rifugi. Molti spazi non sono accessibili in orari adeguati, e la segnaletica non è sufficiente a guidare chi non ha familiarità con la tecnologia. A mezzogiorno, ad esempio, il parco Re Ladislao è esposto al sole e non viene utilizzato come rifugio, nonostante sia indicato sulla mappa.

Le sfide del caldo e la disuguaglianza sociale

Il caldo colpisce indistintamente ricchi e poveri, ma la possibilità di proteggersi dipende dal reddito, dalla qualità della casa e dall’accesso al verde. Chi può raffreddare la propria abitazione o spostarsi al fresco affronta la stessa ondata di calore in condizioni molto diverse da chi vive in un appartamento surriscaldato o lavora all’aperto. A Napoli, il 24 giugno un uomo di 57 anni è stato trovato morto vicino alla fontana del Nettuno, con ipotesi di malore legato alle temperature alte. La causa non è ancora accertata, ma il caldo rimane un rischio sanitario spesso sottovalutato.

La distribuzione dei rifugi non è equilibrata e non copre le aree più vulnerabili. Molti spazi sono concentrati nel centro storico, mentre le periferie, dove vivono molte persone in condizioni di povertà, non hanno accesso a rifugi adeguati. Questo crea una disparità tra chi può proteggersi e chi no. La mancanza di fondi e di risorse limita la possibilità di mantenere aperti alcuni spazi, come le biblioteche, durante i mesi più caldi. A Ponticelli, nella periferia orientale di Napoli, emerge chiaramente come il caldo sia anche una questione di classe. Chi può permettersi di raffreddare la casa o spostarsi al fresco ha maggiori opportunità di sopravvivere al caldo estremo. Per ridurre le disuguaglianze, l’adattamento climatico deve combinare interventi diversi: da forestazione urbana a servizi sanitari adeguati, passando per corridoi pedonali e sistemi di allerta che non si limitino al digitale.