Sudan. A Khartoum tornano le scuole, 400 bambini in classe grazie ai comboniani
A Khartoum, 400 bambini tornano a scuola dopo anni di conflitto. I comboniani riaprono le attività educative e sanitarie.
A tre anni e mezzo dallo scoppio del conflitto, a Khartoum tornano a scuola 400 bambini della primaria, grazie all’impegno dei missionari comboniani che hanno riabilitato le strutture danneggiate. Nonostante la guerra senza soluzione e la grave crisi umanitaria, l’educazione si riprende, anche se la classe media e medio-alta non è ancora tornata. La situazione resta drammatica, con milioni di sfollati e un sistema sanitario in ginocchio. Gli attacchi ai centri elettrici hanno lasciato ospedali senza corrente, causando la morte di pazienti. I missionari, spostati a Port Sudan, hanno rientrato in città e riabilitato edifici distrutti. Il rettore del Comboni College, padre Jorge Naranjo, è in Italia per un progetto finanziato dal Ministero degli Affari Esteri, che coinvolge l’Università per Stranieri di Perugia, la Comunità di Sant’Egidio e la Fondazione Nigrizia.
Un segnale di speranza per i giovani
La riapertura delle scuole e dell’università dei comboniani rappresenta un segnale di speranza per i giovani sudanesi. A Khartoum, centinaia di studenti si iscrivono alla facoltà di Infermieristica, in vista della grave carenza di personale sanitario. Padre Naranjo ha dichiarato: “Nonostante l’instabilità, la violenza e il conflitto, l’educazione va avanti e i giovani hanno una direzione verso cui guardare”. La scelta di concentrare l’educazione sanitaria non è casuale, poiché l’80% degli infermieri che lavoravano a Khartoum prima della guerra non è tornato. Gli attacchi con i droni alle installazioni elettriche hanno reso impossibile l’uso di macchinari essenziali, causando la morte di pazienti. Il missionario ha visto con i propri occhi operazioni chirurgiche eseguite solo con le torche dei cellulari.
Un Paese diviso e un conflitto senza fine
Il Sudan è diviso in due, con le zone controllate dall’esercito e quelle dove operano i ribelli. Le Rapid Support Forces (Rsf) sono concentrate nel Darfur e nel Sud Kordofan, dove si sfrutta oro e uranio. La guerra ha distrutto la sanità e l’economia, con 13 milioni di sfollati e 33,7 milioni di persone coinvolte in una crisi umanitaria. La popolazione sta lentamente tornando a vivere, ma la classe media e medio-alta non è ancora tornata. Gli sfollati più poveri si concentrano nelle zone con meno combattimenti, mentre il centro di Khartoum è ancora vuoto. I missionari hanno rientrato in città e riabilitato interi edifici distrutti. La guerra ha avuto un impatto distruttivo enorme, con edifici bruciati e danneggiati, e i droni continuano ad attaccare obiettivi militari e moschee.
Le Rsf, pur avendo la capacità di riconquistare Khartoum, si comportano come gruppi terroristici, disturbando la popolazione. La ripresa delle attività educative sta riportando la gente in centro, ma la situazione economica resta complessa. L’inflazione e i prezzi saliti a causa della guerra con l’Iran rendono la vita difficile. La ripresa dell’agricoltura nelle zone controllate dall’esercito contrasta con i saccheggi nelle aree ribelli. Il conflitto è spaccato in due, con interessi esterni che alimentano la guerra. Gli Emirati Arabi comprano armi dagli Stati Uniti e dall’Europa e le rivendono alle Rsf, guadagnando con il commercio dell’oro. La comunità internazionale potrebbe pensare a meccanismi punitivi, ma gli Stati Uniti e l’Europa, che hanno investito negli Emirati, non sembrano voler intraprendere questa strada.
La guerra è un buon affare per tanti, ma la pace resta un’ipotesi lontana. I missionari chiedono una revisione dei regolamenti sull’importazione di oro, per garantire maggiore trasparenza. La situazione è drammatica, ma la speranza si nutre dalle scuole e dall’università, dove i giovani trovano una direzione. La vita a Khartoum è tornata a muoversi, ma la strada verso la pace è ancora lunga.
La scelta di concentrare l’educazione sanitaria non è casuale, poiché l’80% degli infermieri che lavoravano a Khartoum prima della guerra non è tornato. La guerra ha distrutto la sanità e l’economia, con 13 milioni di sfollati e 33,7 milioni di persone coinvolte in una crisi umanitaria.
