Tariffe USA colpiscono il 42% delle esportazioni di stati brasiliani
Tariffe Usa colpiscono il 42% delle esportazioni di stati brasiliani, con Cearà e altri stati più colpiti.
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Le tariffe imposte dagli Stati Uniti hanno colpito il 42% delle esportazioni di diversi stati brasiliani, con il Cearà, l’Espírito Santo e la Santa Catarina tra i territori più interessati. L’impatto varia in base alla struttura economica e alla dipendenza dal commercio estero, con alcune regioni che subiscono conseguenze più gravi di altre. L’analisi, condotta da un’indagine della Folha, si basa sui dati del 2025 del Mdic e mette in luce come le politiche commerciali americane influenzino in modo diverso le economie locali.
Il Cearà e l’Espírito Santo più colpiti
Il Cearà è uno dei territori più colpiti, con il 42% delle sue esportazioni sottoposte a tariffe. Il 91,3% del commercio con gli Stati Uniti è stato interessato da sovrattasse, e la pauta di esportazione è concentrata principalmente nella siderurgia, tarifata dalla sezione 232. L’Espírito Santo, invece, ha un grado di apertura economico superiore alla media nazionale, con il 62,7% del PIB legato al commercio estero. Il 68,6% delle sue esportazioni verso gli Stati Uniti è stato interessato da tariffe, con un impatto significativo sulla sua economia.
La struttura produttiva del Cearà rende l’impatto delle tariffe più grave.
Secondo il ricercatore João Mário de França, la siderurgia, che mobilita energia, logistica, insumi e servizi specializzati, ha un effetto a catena sulle economie locali. Un calo delle esportazioni di acciaio non si limita al valore venduto all’estero, ma può propagarsi a fornitori, lavoratori e attività legate alla produzione e al trasporto. L’apertura economica del Cearà, pur essendo bassa, è comunque influenzata da una concentrazione elevata di prodotti tarifati.
Le tariffe non equivalgono a un blocco del mercato
Sebbene le tariffe abbiano un impatto significativo, non equivalgono necessariamente a un blocco del mercato. Secondo Antônio Ricardo Freislebem da Rocha, direttore dell’Instituto Jones dos Santos Neves, i prodotti tarifati possono trovare nuovi mercati o mantenere i clienti statunitensi, specialmente se non esistono alternative. Inoltre, alcuni prodotti, come il zucchero di cana, sono esenti da alcune tariffe, pur essendo soggetti a altre. L’analisi ha considerato solo i prodotti che erano tassati in almeno una delle due aliquote analizzate (25% o 12,5%).
La diversificazione è una strategia necessaria per mitigare l’impatto.
Per l’economista del FGV Ibre, l’impatto diseguale sottolinea la necessità per i territori più colpiti di diversificare la pauta di esportazione e i mercati di destinazione. L’analisi ha incluso anche il caso di São Paulo, dove il 41,5% delle esportazioni è stato interessato da tariffe, ma la regione beneficia di alcune esenzioni. Al contrario, stati come Mato Grosso do Sul, Goiás e Mato Grosso, con un impatto minore, beneficiano del fatto che le esportazioni di carne, principale prodotto diretto verso gli Stati Uniti, sono esentate.
Le regioni del Centro-Oeste meno colpite
Le regioni del Centro-Oeste, come Mato Grosso do Sul, Goiás e Mato Grosso, sono state meno colpite dalle tariffe, con un impatto inferiore al 1%. Questo è dovuto al fatto che le esportazioni di carne, principale prodotto diretto verso gli Stati Uniti, sono esentate. Nonostante i loro alti livelli di apertura economica, i territori del Centro-Oeste non subiscono gli stessi effetti di quelli del Nordest. L’analisi ha anche sottolineato come l’impatto delle tariffe varia in base alla caratteristica dei prodotti commercializzati, con alcuni che resistono meglio ai cambiamenti di prezzo.
