Borse in tensione per il crollo del Kospi: si teme lo scoppio della bolla tech? Occhi su Fed, Microsoft e Meta
Borse in tensione per il crollo del Kospi, preoccupazioni per la bolla tech, occhi su Fed, Microsoft e Meta

Le borse in tensione per il crollo del Kospi
Le borse globali si muovono in una fase di incertezza, con il Kospi di Seul che ha registrato un calo del 12% in una seduta di mercato, contenuto a circa il 7% grazie a interventi di mercato. L’indice, che aveva visto un’impennata nella prima metà dell’anno grazie all’entusiasmo per l’intelligenza artificiale, ha registrato un calo del 35% a luglio, la peggiore performance mensile. I timori degli investitori riguardo al rischio dell’IA non si sono placati nemmeno dopo i record di SK Hynix, che ha pubblicato utili da oltre sei volte superiori al periodo precedente. Tuttavia, i risultati non hanno rassicurato i mercati, che continuano a ridurre l’esposizione ai titoli tecnologici.
Il crollo del Kospi segna un momento di preoccupazione per la bolla tech. Gli investitori si stanno spostando verso settori diversi da quelli tecnologici, cercando segnali di stabilità in un contesto di incertezza. L’attenzione si concentra ora sui dati trimestrali di Microsoft e Meta, che potrebbero fornire ulteriori indicazioni sul trend di spesa nell’AI. La Federal Reserve, che annuncerà la sua decisione sui tassi d’interesse, è al centro dell’attenzione, con gli operatori che aspettano le indicazioni per settembre.
Le borse asiatiche in calo, il petrolio sale
In Asia, i mercati si muovono in una fase di ribasso, con il Kospi che ha crollato fino al 12%, provocando una sospensione delle contrattazioni per 20 minuti. Il mercato taiwanese, fortemente orientato ai titoli tecnologici, prolunga il proprio arretramento, con il Taiwan Weighted in calo di oltre il 4%. Anche il Nikkei 225 in Giappone ha perso circa il 2%, con i titoli tecnologici ed elettronici a guidare le vendite. La Cina, vista ora come un possibile reale concorrente nel settore tecnologico, si è mostrata più tonica, con il Hang Seng di Hong Kong che sale di oltre l’1%.
Il petrolio sale a causa dell’escalation in Medio Oriente. I prezzi del greggio sono aumentati di circa 3 dollari al barile dopo gli attacchi congiunti in Iraq da parte di Stati Uniti e Arabia Saudita e l’intercettazione di missili balistici iraniani diretti contro le forze statunitensi. I future sul Brent sono aumentati del 4%, raggiungendo quota 87,53 dollari al barile, mentre il greggio statunitense West Texas Intermediate (WTI) è salito di 2,73 dollari, pari al 3,4%, arrivando a 81,99 dollari al barile.
Le borse europee sono viste aprire in calo moderato, con il futures sull’Eurostoxx50 a -0,3%. Il colosso energetico italiano Eni ha chiuso il secondo trimestre 2026 con un EBIT proforma adjusted di Gruppo pari a 5,38 miliardi di euro, il doppio rispetto al trimestre di confronto, grazie alla solida performance della E&P, di GGP e dei satelliti della transizione. L’utile netto adjusted è stato pari a 2,3 miliardi di euro, più che raddoppiato rispetto allo scorso anno. La società ha anche aumentato il buyback del 2026 fino a 3,4 miliardi di euro, da 2,8 miliardi, e ha confermato la guidance per il 2026. Il mercato si aspetta un ulteriore rialzo dei prezzi del petrolio, che potrebbe influenzare le prospettive di crescita del settore energetico.
