Chef siciliana apre trattoria tradizionale a Milano con un nome che evoca casa e convivialità
Chef siciliana apre trattoria tradizionale a Milano con un nome che evoca casa e convivialità

Una scelta di radici e semplicità
Arianna Consiglio, trentenne chef siciliana, ha lasciato l’alta cucina per aprire una trattoria tradizionale a Milano. Dopo un percorso che l’ha portata a lavorare in Emilia-Romagna, Piemonte e Lombardia, la cuoca catanese ha scelto di tornare a una cucina semplice, senza fronzoli, ma piena di autenticità. La sua nuova avventura si chiama Trattoria Tina, un nome che evoca casa, accoglienza e convivialità. La scelta di aprire il 31 luglio, nel cuore dell’estate, non è casuale: l’obiettivo è di utilizzare agosto come periodo di rodaggio, per prepararsi alla stagione più intensa. La trattoria, situata in Via Altaguardia al 16, in zona Porta Romana, è volutamente piccola, con una trentina di coperti, e non ha dehors. L’idea è di creare un ambiente intimo, dove i clienti possono riconoscere i piatti e godersi la cucina senza dover interpretare tecniche o racconti.
La cucina è un mestiere estremamente concreto, dice Arianna. “Dai tanto e ricevi subito una risposta. Vedi immediatamente se quello che hai fatto rende felice qualcuno. È una cosa che crea dipendenza.” Questa concretezza è il cuore di Trattoria Tina, dove non ci sono piatti da interpretare, tecniche da spiegare o racconti da ascoltare prima di iniziare a mangiare. Il cliente entra, guarda il menu e riconosce quello che legge. Magari pensa ai pranzi della domenica, alla cucina della nonna, a quello che mangiava da bambino.
Un menu che racconta la tradizione
Il menu di Trattoria Tina è un mix di piatti che raccontano la tradizione italiana. Tra i primi, spicca lo spaghetto al pomodoro, un piatto che la chef considera irrinunciabile. Altri piatti come le tagliatelle al ragù, le linguine alle vongole e i ravioli di erbette con burro e salvia rappresentano una cucina che oggi si incontra sempre meno nelle nuove aperture milanesi. Anche i secondi, che vanno dai 20 ai 24 euro, sono una rappresentazione di una cucina semplice e autentica. Tra i piatti più apprezzati, l’arista di maiale cotta nel latte con i fagiolini, l’arrosto di manzo all’inglese con rucola, senape e miele, e le animelle di vitello con burro, salvia e patate arrosto. L’insalata di trippa con sedano, limone e prezzemolo è un altro simbolo del menu, che si ispira alla tradizione locale.
Un’idea di casa, non di un personaggio
Tina non è un omaggio a una persona precisa, ma a un sentimento. “È un nome che per me richiama casa, l’accoglienza, la cura verso gli altri”, spiega Arianna. “Può essere una nonna, una zia, una sorella. Non esiste davvero, ma vuole rappresentare tutte quelle persone con cui associamo il piacere di stare a tavola.” Il nome è nato da un ricordo della sua Sicilia, dove il nome Agata era diffusissimo tra le donne della generazione delle nonne. Agatina, in famiglia, diventava spesso Tina. Nessuna delle sue nonne si chiamava così, ma quel diminutivo è rimasto impresso come sinonimo di convivialità.
La scelta di aprire in pieno agosto, nonostante la città sia mezza svuotata, è una scommessa su una cucina che si basa sulla concretezza e sull’esperienza diretta. La trattoria, con i suoi piatti tradizionali e la sua filosofia, rappresenta una risposta a un mercato che spesso si perde nella complessità. Con un conto medio che si aggira intorno ai 50 euro a testa, offre un’esperienza diversa, dove la cucina è semplice, ma piena di significato.
