Droni e droga nelle carceri sarde: il rischio di infiltrazioni criminali
Droni e droga nelle carceri sarde: il rischio di infiltrazioni criminali segnalato da magistrati

Un rischio concreto per le carceri sarde
Nel penitenziario di Nuchis, a Tempio, la Polizia penitenziaria ha sequestrato telefoni e droga, trovando dispositivi elettronici anche in intercapedini ricavate nelle celle. Questi fatti segnalano un rischio concreto di infiltrazioni criminali nelle carceri sarde, con l’utilizzo di droni per introdurre smartphone e sostanze illecite. I magistrati Maurizio De Lucia e Nicola Gratteri, rispettivamente procuratori capi di Palermo e Napoli, hanno lanciato l’allarme sulla penetrabilità delle carceri, anche di quelle di Alta Sicurezza. Il tema è stato dibattuto anche davanti alla Commissione parlamentare Antimafia.
Le carceri sarde sono diventate obiettivi della criminalità organizzata, soprattutto di clan campani e pugliesi, come il Foggiano. L’inchiesta, partita da Olbia, ha portato all’arresto di quattro persone, tra cui tre pugliesi e una donna di Messina, accusati di organizzare e attuare consegne di materiale in almeno tre istituti penitenziari sardi, tra cui Nuchis, Bancali e Nuoro. Il drone utilizzato è stato sequestrato dai militari.
Un sistema di controllo che non basta
A livello nazionale, si stanno sperimentando nuove tecnologie per migliorare la sicurezza delle carceri. Si parla di reti di protezione anti-effrazione e antidrone, nonché di sistemi fissi come i jammer, che impediscono il funzionamento di dispositivi a pilotaggio remoto. Tuttavia, i fatti segnalati dimostrano che queste misure non sono sufficienti a prevenire l’introduzione di materiali illeciti. I detenuti coinvolti sono figure di primissimo piano di clan campani che scontano lunghe pene detentive nell’Isola. Le indagini proseguono con la collaborazione tra magistrati. Gli atti sono stati trasmessi alle Dda di Cagliari, Napoli e Bari. Alcuni detenuti indicati come complici dei piloti del drone erano già stati denunciati in passato per l’utilizzo del telefonino in cella e sono stati trasferiti nelle carceri sarde. L’avvocato Pietro Cherchi, che assiste le persone arrestate a Olbia, non ha commentato gli ultimi sviluppi del caso.
Un fenomeno che si estende a più livelli
L’utilizzo dei droni notturni per introdurre smartphone e droga rappresenta un problema crescente, non solo in Sardegna. I magistrati hanno sottolineato come le carceri siano diventate obiettivi di criminalità organizzata, con la collaborazione tra clan campani e pugliesi. L’inchiesta, coordinata inizialmente dalla pm di Tempio Sara Martino, ha portato a una serie di arresti e sequestri, ma la situazione resta preoccupante. La Polizia penitenziaria ha trovato dispositivi elettronici in intercapedini, segnando un ulteriore passo avanti nella lotta all’infiltrazione di sostanze illecite.
Un sistema di sicurezza in evoluzione
A livello nazionale, si stanno testando nuove tecnologie per migliorare la sicurezza delle carceri. Tra queste, si annoverano reti di protezione anti-effrazione e antidrone, nonché sistemi fissi come i jammer, che impediscono il funzionamento di dispositivi a pilotaggio remoto. Tuttavia, i fatti segnalati dimostrano che queste misure non sono sufficienti a prevenire l’introduzione di materiali illeciti. I detenuti coinvolti sono figure di primissimo piano di clan campani che scontano lunghe pene detentive nell’Isola. Le indagini proseguono con la collaborazione tra magistrati. Gli atti sono stati trasmessi alle Dda di Cagliari, Napoli e Bari. Alcuni detenuti indicati come complici dei piloti del drone erano già stati denunciati in passato per l’utilizzo del telefonino in cella e sono stati trasferiti nelle carceri sarde. L’avvocato Pietro Cherchi, che assiste le persone arrestate a Olbia, non ha commentato gli ultimi sviluppi del caso.
