Mafia in Sicilia senza capi ma con affari: droga, racket e infiltrazioni economiche

Mafia in Sicilia continua a fare affari senza “cupola”, con droga e racket. Nuovi rischi e infiltrazioni economiche.

Mafia in Sicilia senza capi, con affari e infiltrazioni economiche. Racket e droga dominano il territorio
Mafia in Sicilia senza capi, con affari e infiltrazioni economiche. Racket e droga dominano il territorio

La mafia in Sicilia si adatta: senza capi, ma con affari

La mafia in Sicilia, pur mancando una “cupola” organizzativa, continua a fare affari grazie a una rete di relazioni e infiltrazioni economiche. La Commissione regionale Antimafia ha tracciato un quadro preoccupante, segnalando come la criminalità organizzata si sia adattata alle nuove condizioni, mantenendo un controllo del territorio attraverso forme mutevoli di organizzazione. Tra le principali fonti di introiti, il traffico degli stupefacenti si conferma il settore più ricco, con la mafia in grado di sviluppare relazioni con altre forme di criminalità organizzata, soprattutto la ‘ndrangheta e gruppi esteri. La mafia si reinventa: da racket a controllo territoriale

Mentre il racket delle estorsioni rimane un caposaldo dell’azione mafiosa, il suo utilizzo non è più legato solo all’approvvigionamento di risorse economiche, ma soprattutto all’affermazione del controllo sul territorio. Le richieste estorsive si sono trasformate in forme simboliche, ma estese a tutto il tessuto economico sano. Inoltre, si segnalano nuove forme di racket, come l’imposizione di forniture o di assunzione di personale “segnalato” dall’organizzazione mafiosa. Queste pratiche, però, non sono sempre denunciate, poiché le vittime tendono a negare l’estorsione anche di fronte alle evidenze, sino al punto di commettere un reato e finire in procedimento penale.

Un ritorno di boss e una crisi di sicurezza

Un’altra novità preoccupante riguarda il ritorno di vari boss sul territorio, dopo aver scontato pesanti condanne inflitte negli anni ’90 e 2000. Questi esponenti mafiosi, pur essendo in libertà, riescono a reinserirsi con immutata pericolosità nel tessuto criminale locale, grazie a reti di relazioni ben conservate, che includono anche esponenti dell’economia e delle istituzioni. La Commissione ha segnalato come questa situazione sia in linea con quanto denunciato da giornalisti auditi in altre sedute. La crisi di sicurezza e le baby gang

La Commissione ha anche acceso i riflettori sulla sicurezza pubblica e sul fenomeno delle baby gang, che si stanno diffondendo in molte province siciliane. In particolare, il Catanese e il Ragusano segnalano gravi fenomeni di violenza, con episodi di gambizzazioni e esplosioni di colpi di arma da fuoco tra esponenti di cosche diverse. La presenza di armi da guerra è diventata un problema crescente, con casi di utilizzo a fini dimostrativi e intimidatori. La scarsa presenza di agenti di polizia municipale e la mancanza di personale in orari notturni lasciano spesso i territori sguarniti, aumentando i rischi per la popolazione.

Un progresso nella videosorveglianza e nuove sfide

Nonostante le criticità, la Commissione ha segnalato importanti passi avanti compiuti da molti comuni siciliani, grazie ai fondi regionali messi a disposizione. In particolare, si è registrata una maggiore consapevolezza da parte degli amministratori locali riguardo alla videosorveglianza come strumento di prevenzione e repressione della criminalità. Tuttavia, le maggiori criticità denunciate dai sindaci riguardano la sicurezza pubblica, soprattutto per via della presenza di baby gang, della diffusione del crack e della carenza di agenti di polizia municipale. La mafia si espande: dal racket all’economia legale

La mafia, infatti, si è dimostrata in grado di infiltrarsi anche nelle forme di economia sana, riciclando i capitali illeciti e conquistando nuovi settori economici. In alcune province, ad esempio, si segnalano interessamenti per il turismo e il terziario, mentre in altre si concentra sul gioco d’azzardo o sull’economia agricola. Le Autorità inquirenti denunciano il coinvolgimento di elevate professionalità del campo economico, informatico, finanziario e giuridico, che ideano e attuano complesse strategie per investire i proventi illeciti in forme di economia digitale. Le segnalazioni di operazioni sospette da parte di professionisti rimangono comunque esigue.