Due arresti dopo tredici anni per l’omicidio del tabaccaio di Pinerolo

Due uomini arrestati per l’omicidio di Giovanni Bruno a Pinerolo, avvenuto nel 2013. Uno è originario della Sardegna.

Due uomini arrestati per l’omicidio di un tabaccaio a Pinerolo, uno originario della Sardegna
Due uomini arrestati per l’omicidio di un tabaccaio a Pinerolo, uno originario della Sardegna

Dopo tredici anni, l’omicidio di Giovanni Bruno, avvenuto il 4 giugno 2013 a Pinerolo, ha visto una svolta con l’arresto di due uomini. Il tabaccaio fu ucciso con tre colpi di pistola davanti al suo bar-tabaccheria di corso Torino. I due arrestati sono un 79enne di origini sarde, Pietro Zedde, e un torinese di 53 anni, Gabriele Riondino. L’inchiesta, archiviata nel 2016, è ripartita grazie a nuovi elementi investigativi e alla ricostruzione di eventi passati. La vittima, Giovanni Bruno, era padre di due figli, all’epoca di 7 e 8 anni, e vedovo da tempo.

La rapina e l’omicidio

La sera del 4 giugno 2013, poco prima della mezzanotte, due uomini con il volto coperto da passamontagna tentarono di entrare nel locale di Bruno. La vittima, notando uno dei malviventi all’ingresso, cercò di impedirgli di entrare. A quel punto, il complice aprì il fuoco con una pistola calibro 22, esplosi cinque colpi, tre dei quali raggiunsero Bruno, causandone la morte. L’auto usata per la fuga venne ritrovata non molto distante. Durante le prime indagini, i carabinieri raccolsero una grande mole di elementi, tra cui intercettazioni, analisi balistiche e accertamenti del Dna.

Indagini e archiviazione

Le indagini iniziarono con un’ampia serie di interrogatori e perquisizioni, ma gli elementi raccolti non bastarono a portare a un arresto. Il fascicolo fu archiviato dopo alcuni anni. Tuttavia, recentemente, l’inchiesta è ripartita grazie a nuovi sviluppi. Tra questi, le dichiarazioni di chi avrebbe procurato ai rapinatori la Peugeot 206 rubata a Torino e utilizzata per il colpo. Inoltre, sono stati sequestrati i passamontagna ritenuti usati nella rapina. Il terzo uomo, ritenuto il basista del gruppo, è morto otto anni fa.

La moglie di Bruno ha continuato a chiedere giustizia per il marito, rimasto vedova con due figli piccoli. La sua determinazione ha contribuito a mantenere vivo l’interesse per il caso. Gli arresti dei due uomini segnano un passo avanti nella ricerca della verità, anche se la completa risoluzione del caso resta ancora da completare. La polizia ha confermato che i due uomini sono stati fermati in seguito a indagini approfondite e a nuove testimonianze. L’omicidio di Giovanni Bruno rimane un caso di grande rilevanza per la comunità di Pinerolo, un episodio che ha lasciato un segno indelebile. La ricerca della verità continua, anche se il tragico destino del tabaccaio non è più modificabile.

La vittima, Giovanni Bruno, era un uomo di 38 anni, che viveva con la sua famiglia a Pinerolo. La sua morte ha scosso la comunità locale, che ha visto nel caso un episodio di violenza estrema. La sua moglie, Manuela Griglio, ha sempre mantenuto vive le speranze di un chiarimento. L’arresto dei due uomini rappresenta un’importante svolta per la famiglia e per la giustizia.

La polizia ha sottolineato che l’inchiesta è stata ripartita grazie a nuovi elementi e a una ricostruzione dettagliata degli eventi. I due arrestati sono stati identificati attraverso un lavoro investigativo approfondito. L’omicidio di Giovanni Bruno rimane un caso che ha richiesto anni di lavoro per arrivare a questa conclusione. La comunità di Pinerolo ha seguito con attenzione l’evolversi del caso, che ha rappresentato un momento di tensione e di dolore. L’arresto dei due uomini è un passo importante, ma la verità completa resta ancora da scoprire. La famiglia di Bruno continuerà a sperare in un chiarimento.