Legionella a Reggio: esperto chiarisce rischi e modalità di contagio
Legionella a Reggio: esperto spiega come si trasmette e quali sono i rischi per la salute

La chiusura di un hotel a Reggio Calabria per la presenza di legionella ha riaccendato l’attenzione su un batterio che, sebbene poco conosciuto al largo del pubblico, rappresenta un rischio significativo per la salute. L’esperto Davide Busico, Legionella Expert di Initial Italia, ha spiegato come si trasmetta il batterio, quali siano i rischi reali e come vengano messi in sicurezza gli impianti contaminati. L’attenzione si concentra soprattutto sull’acqua nebulizzata, che rappresenta il principale veicolo di contagio, nonché sulle misure di prevenzione necessarie per evitare la diffusione del batterio.
Legionella: da dove nasce il pericolo
La legionella è un batterio ubiquitario, presente naturalmente in acqua sotterranea e in acque superficiali come fiumi e laghi. In natura non rappresenta un pericolo per l’uomo, poiché non trova le condizioni ideali per moltiplicarsi. Il problema nasce quando l’acqua viene portata all’interno degli impianti idrici degli edifici, dove, soprattutto con l’aumento della temperatura, il batterio può proliferare in modo significativo. Questo processo è definito da esperti come l’antropizzazione dell’acqua, un fenomeno che modifica l’equilibrio naturale e crea un ambiente favorevole alla crescita del microrganismo.
Contagio: solo attraverso l’inalazione di aerosol
«La legionella non si contrae bevendo l’acqua contaminata», ha chiarito Busico. «Il contagio avviene esclusivamente attraverso l’inalazione di minuscole goccioline d’acqua, un aerosol contaminato. L’esempio più classico è la doccia: l’acqua calda viene nebulizzata e le microgocce possono essere respirate». Il batterio può provocare due forme cliniche: la più lieve, la febbre di Pontiac, che si risolve spontaneamente in tre o quattro giorni, e la forma più grave, la malattia del legionario, una polmonite con una mortalità del 12,5% in Europa.
Non è mai stata dimostrata una trasmissione da uomo a uomo. L’esperto ha smentito uno dei dubbi più frequenti, precisando che una persona malata non rappresenta un rischio per chi le sta vicino, anche se tossisce. La fonte dell’infezione è sempre ambientale. Per questo motivo, in caso di più persone contagiate nella stessa struttura, il collegamento va ricercato negli impianti dell’edificio. Le fonti di contaminazione sono tutti gli impianti che possono generare aerosol. «La doccia è il caso più evidente, ma anche gli impianti di climatizzazione e umidificazione possono rappresentare un rischio quando al loro interno è presente acqua che può contaminarsi e trasformarsi in aerosol», ha spiegato Busico. Anche le piscine e altri impianti idrici rientrano tra quelli da monitorare, soprattutto nelle strutture turistico-ricettive.
La prevenzione resta l’arma principale. Secondo Busico, le linee guida nazionali prevedono la redazione di un documento di valutazione del rischio legionellosi che individua tutti gli impianti potenzialmente critici e stabilisce le attività di manutenzione necessarie. Tra queste figurano la pulizia periodica dei rompigetto dei rubinetti, la sanificazione dei serbatoi di accumulo e la manutenzione degli impianti. Anche nelle abitazioni private è possibile adottare alcune semplici precauzioni.
La bonifica richiede interventi specifici. «La sanificazione richiede un giorno, ma le analisi possono allungare i tempi», ha spiegato Busico. «Se l’ordinanza prevede la riapertura soltanto dopo un riscontro analitico negativo, sarà necessario effettuare nuovi campionamenti e attendere gli esiti del laboratorio. Per le analisi della legionella servono normalmente tra i dieci e i quindici giorni». L’esperto ha anche sottolineato che i casi registrati sono aumentati negli ultimi anni, ma questo dipende anche dal fatto che oggi viene ricercata molto più di prima.
