Lingua e identità in guerra: tra ucraino e russo, il dilemma dei cittadini ucraini
Dopo 4 anni di guerra, il dibattito sulla lingua in Ucraina rimane acceso: tra identità, resistenza e boicottaggio.

Dopo oltre quattro anni di guerra, il dibattito sulla lingua in Ucraina rimane acceso, tra nostalgia, bisogni pratici e boicottaggi. La lingua è diventata un simbolo di appartenenza, una forma di resistenza e, per molti, un confine tra un “noi” e un “loro”. Nelle grandi città dell’est e del sud del Paese, tra cui Odessa, il russo era per decenni la lingua più utilizzata, associata a un maggiore prestigio sociale. L’ucraino, al contrario, era spesso legato al mondo rurale e contadino. Con l’invasione russa del 2022, però, il ruolo delle lingue è cambiato radicalmente.
Identità e resistenza: il dilemma tra russo e ucraino
Per molti ucraini, il russo è diventato simbolo dell’aggressione subita, e il suo uso è visto come una forma di collaborazione con l’occupante. Altri, invece, non vogliono rinunciare alla lingua con cui sono cresciuti. «Ho sempre parlato russo, anche con la mia famiglia. È la lingua della mia infanzia e voglio continuare a usarla anche fuori casa. Questo però non significa che io non sostenga l’Ucraina, ma non possono vietarci di parlarla», racconta Anastasiia, 25 anni, originaria di Odessa.
La lingua è diventata un tema di dibattito non solo in famiglia, ma anche in pubblico. «Non mi piace andare a Ovest perché lì ci giudicano e ci insultano quando ci sentono parlare russo – racconta -. Non è giusto». Per molti ucraini, parlare russo «non significa essere fedeli alla Russia». La lingua è diventata un simbolo di appartenenza e resistenza.
Scuole e lingue: il passaggio a un’unica lingua
Nelle scuole di Odessa, la lingua di insegnamento è quasi totalmente l’ucraino. «La nostra è una delle lingue meno comuni al mondo – spiega Olena, un’insegnante di lingua e letteratura ucraina dell’Oblast di Odessa. Prima della guerra, la situazione linguistica era più diversificata. «Nel nostro liceo si studiava anche la lingua russa. C’erano classi in cui si poteva scegliere: alcune erano di lingua russa, altre di lingua ucraina». Oggi, invece, il russo è stato completamente escluso dal percorso scolastico e la comunicazione all’interno della scuola avviene esclusivamente in ucraino.
Un passaggio non sempre semplice per gli studenti arrivati da famiglie russofone o per gli sfollati interni. «Per loro è più difficile, perché a casa spesso parlano russo. Ma a scuola insistiamo: la nostra lingua è prima di tutto la nostra difesa e la nostra pace», spiega Olena. La lingua non è più soltanto un mezzo di comunicazione, ma un simbolo di identità e resistenza.
La lingua è diventata un tema di dibattito non solo in famiglia, ma anche in pubblico. «Non mi piace andare a Ovest perché lì ci giudicano e ci insultano quando ci sentono parlare russo – racconta -. Non è giusto». Per molti ucraini, parlare russo «non significa essere fedeli alla Russia». Ma per il Cremlino, la lingua è diventata uno strumento di propaganda per dipingere gli ucraini russofoni come favorevoli all’unione con Mosca. La lingua è diventata un tema di dibattito non solo in famiglia, ma anche in pubblico. «Non mi piace andare a Ovest perché lì ci giudicano e ci insultano quando ci sentono parlare russo – racconta -. Non è giusto». Per molti ucraini, parlare russo «non significa essere fedeli alla Russia». La lingua è diventata un simbolo di appartenenza e resistenza.
