Malattie autoimmuni, a Giffoni il documentario “Più forte io”
Al festival di Giffoni presentato il documentario ‘Più forte io’ che racconta come 5 ragazzi affrontano malattie autoimmuni come artrite reumatoide e malattia di Crohn, con il contributo di esperti medici.

Un documentario dedicato alle malattie autoimmuni debutta al Giffoni Film Festival, portando sullo schermo le vicende di cinque giovani pazienti che convivono quotidianamente con patologie croniche impattanti. La pellicola, intitolata “Più forte io”, come riferisce Adnkronos, rappresenta un’iniziativa volta a sfatare i pregiudizi e l’isolamento sociale che spesso accompagnano le diagnosi di malattie autoimmuni negli adolescenti e nei giovani adulti. I protagonisti della narrazione affrontano condizioni diverse tra loro: artrite reumatoide, malattia di Crohn, spondilite anchilosante, psoriasi e dermatite atopica.
La testimonianza diretta come strumento di sensibilizzazione
Il documentario affronta il rischio psicologico più grave per chi riceve una diagnosi cronica: l’isolamento sociale e il ritiro dalla vita ordinaria. Secondo quanto sottolineano le principali associazioni pazienti coinvolte nel progetto,Alomar, Amici, Andea, Anmar, Apiafco e Apmarr,i malati cronici tendono frequentemente a nascondere il proprio malessere, ritenendo erroneamente che debba coincidere con una drastica riduzione della qualità della vita. Il messaggio centrale della pellicola, prodotta da Telomero Produzioni e realizzata con il patrocinio delle associazioni pazienti, consiste nel mostrare la forza di chi decide di non celare la propria condizione, di cercare aiuto professionale e di non permettere che una diagnosi definisca completamente l’identità personale.
Le organizzazioni rappresentanti i pazienti hanno sottolineato come troppo spesso coloro che manifestano sintomi cronici si rassegnino a un’esistenza fortemente limitata dal malessere. Questa dinamica psicologica rappresenta un ostacolo tanto significativo quanto la malattia stessa, poiché impedisce ai giovani di accedere alle risorse, ai supporti medici e alle comunità che potrebbero migliorare sostanzialmente il loro percorso terapeutico e personale.
Il contributo della ricerca medica e l’evoluzione terapeutica
A dare autorevolezza e fondamento scientifico alla narrazione intervengono cinque esperti medici di rilievo nazionale. Tra loro figurano Alessandro Armuzzi, professore ordinario di Gastroenterologia presso Humanitas University, Fabiana Castiglione, professoressa di Gastroenterologia all’Università Federico II di Napoli, e Lorenzo Dagna, professore ordinario di Medicina interna presso l’Università Vita-Salute San Raffaele e direttore dell’Unità di Immunologia, reumatologia, allergologia e malattie rare presso l’Irccs Ospedale San Raffaele di Milano. Completano il panel Maria Antonietta D’Agostino, professoressa ordinaria di Reumatologia presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore, e Piergiorgio Malagoli, responsabile dell’Unità Dermatologica presso l’Irccs Policlinico San Donato.
Questi specialisti concordano su un punto cruciale: lo scenario terapeutico per le malattie autoimmuni è radicalmente mutato negli ultimi decenni, e i giovani devono essere consapevoli di questa realtà. Se storicamente queste patologie erano sinonimo di invalidità progressiva e inevitabile, oggi la remissione clinica rappresenta un obiettivo concreto e raggiungibile. I progressi della ricerca scientifica e dell’innovazione farmacologica hanno consentito avanzamenti significativi, trasformando la prospettiva della cura. Gli esperti avvertono inoltre che questo cambiamento scientifico non deve rimanere confinato negli ambienti accademici, ma deve raggiungere i pazienti per infondere speranza e motivare il coinvolgimento attivo nel percorso terapeutico.

Come affermano i medici coinvolti, chiedere aiuto rappresenta il primo vero passo verso il recupero della salute e della serenità. Questo messaggio contrasta direttamente con la tendenza all’isolamento che caratterizza spesso l’esperienza dei giovani malati, per i quali la ricerca di supporto esterno viene talvolta percepita come una forma di debolezza.
Il ruolo del festival e la diffusione del messaggio
Giffoni Innovation Hub ha svolto una funzione strategica nel progetto, amplificando il messaggio del documentario attraverso i canali propri del Giffoni Film Festival e garantendone la diffusione verso il target giovanile. Questo posizionamento consente alla pellicola di raggiungere direttamente le generazioni più giovani, ovvero coloro che potrebbero trovarsi a fronteggiare una diagnosi di malattia autoimmune nel corso della propria vita. L’impatto della sensibilizzazione viene in questo modo potenziato enormemente, facilitando la penetrazione del messaggio di consapevolezza che sottende l’intero progetto.
Irma Cordella, Corporate Affairs Director di AbbVie Italia, che ha fornito un contributo non condizionante alla realizzazione, ha dichiarato che supportare il documentario rappresenta un modo di confermare l’impegno dell’azienda a fianco di pazienti, clinici e associazioni. AbbVie sostiene una forte cultura dell’informazione e del dialogo, consapevole che solo attraverso la costruzione di consapevolezza condivisa sarà possibile guardare a un futuro liberato dai vincoli imposti dalle malattie autoimmuni.
L’innovazione scientifica, secondo quanto affermato dagli esperti coinvolti, possiede valore autentico solo quando accompagnata dalla capacità di ascoltare chi vive quotidianamente con la malattia. È in questo modo che i risultati della ricerca si trasformano in storie di vita concreta, in traguardi effettivamente raggiunti e nella ritrovata serenità personale.
