Nuove regole per le riprese sportive: il regista chiede equilibrio tra tutela e racconto
Nuove linee guida per le riprese sportive: il regista Alessandro Cagol chiede equilibrio tra tutela e racconto.

Le nuove linee guida dell’Ebu sulle riprese delle competizioni sportive femminili hanno suscitato un dibattito tra operatori e registi. Alessandro Cagol, regista trentino con ventotto anni di esperienza, ha espresso preoccupazione per il rischio di snaturare il racconto dello sport. “La tutela è sacrosanta e nessuno la mette in discussione, ma non si può rischiare di snaturare il racconto dello sport”, ha dichiarato il professionista, sottolineando l’importanza di mantenere un equilibrio tra protezione degli atleti e qualità del racconto televisivo.
La regia sportiva e il rischio di limiti eccessivi
Secondo Cagol, le nuove regole potrebbero limitare gli strumenti necessari per raccontare al meglio le competizioni. “Se durante un evento ci sono dieci o venti telecamere è perché ognuna di queste ha una sua funzione precisa”, ha spiegato. Una ripresa da dietro, ad esempio, serve a mostrare un gesto tecnico nell’atletica o una ricezione nella pallavolo. Se quelle immagini diventano un problema, allora alcune telecamere non potranno più essere utilizzate e alcuni azioni non più riprese.
Le regole dell’Ebu rischiano di mettere in difficoltà chi fa questo mestiere con professionalità.
Il regista ha sottolineato come le nuove indicazioni potrebbero portare a una riduzione del movimento tecnico visibile e a un impoverimento del racconto della competizione. “Facciamo solo campi larghi? Così però non si vede più il movimento tecnico, non si coglie la qualità della prestazione e si impoverisce di parecchio il racconto di quella che è la competizione in atto”, ha aggiunto Cagol. L’obiettivo, per lui, è trovare un equilibrio tra tutela e racconto, senza compromettere la professionalità degli operatori.
Un dibattito che riguarda diverse discipline sportive
Il regista ha esteso il discorso a diverse discipline, tra cui l’atletica leggera, il beach volley, la pallavolo e il tennis. “Nel tennis le telecamere sono posizionate dietro il campo per mostrare il gioco. Se il problema diventa vedere le atlete da quella prospettiva, allora si dovrebbe rinunciare anche in questo caso ad una delle immagini principali della partita. Sarebbe assurdo, ma staremo a vedere come evolverà”, ha spiegato. Lo stesso discorso vale per l’atletica, dove la telecamera frontale serve a raccontare lo sforzo dell’atleta e il replay evidenzia la fatica sul volto e la tecnica del movimento.
La tutela degli atleti non deve sacrificare il racconto dello sport.
Cagol ha anche sottolineato l’importanza di distinguere tra chi lavora con professionalità e chi utilizza immagini con intenti diversi. “Se qualcuno insiste in mala fede su certe inquadrature è giusto che venga sanzionato e radiato. Ma non si può mettere sullo stesso piano chi fa il proprio lavoro rispettando le regole”, ha ribadito. L’esperto ha chiesto di non limitare eccessivamente le possibilità di raccontare lo sport, sottolineando che il pubblico è sempre parte integrante del racconto e non deve essere escluso.
Un confronto per trovare un nuovo equilibrio
Secondo Cagol, il dibattito dovrebbe proseguire fino a trovare un nuovo equilibrio che tenga in considerazione le difficoltà degli operatori. “Paghiamo tutti per gli errori commessi da qualcuno in passato. La tutela è doverosa, ma lo sport va valorizzato attraverso il gesto atletico, la competizione e le emozioni che riesce a trasmettere. Se perdiamo tutto questo, perdiamo una parte essenziale dello spettacolo sportivo”, ha concluso il regista, chiedendo un confronto costruttivo per evitare di snaturare il racconto dello sport.
